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Di Dario Saltari | 19.06.2012 12:12 CEST

Caos totale in Egitto. I militari, infatti, stanno cercando di entrare all'interno del vuoto di potere da loro stessi creato dopo lo scioglimento della camera bassa del Parlamento e il risultato incerto dei risultati presidenziali.

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L'esito delle elezioni di Domenica è di fatto ancora incerto. Il candidato dei Fratelli Musulmani, Mohamed Morsi, con una conferenza stampa, ha annunciato la propria vittoria con il 52% dei consensi. Poche ore dopo, però, lo staff elettorale del candidato rivale, Ahmed Shafiq, ha smentito categoricamente la vittoria di Morsi accusando il candidato islamista di voler vincere le elezioni a colpi di annunci per invocare eventualmente la frode elettorale se la vittoria non dovesse essere confermata dai dati ufficiali. Successivamente, tuttavia, anche lo staff di Shafiq ha annunciato la vittoria del proprio candidato con la stessa quota di voti annunciata dallo staff di Morsi.

Mentre continuava la guerra delle cifre tra i due candidati presidenziali, l'esercito continuava a ridurre i poteri dei civili. Domenica sera, una volta chiusi i seggi, infatti, lo Scaf, il Consiglio Supremo delle Forze Armate, diramava una "dichiarazione costituzionale" ovvero una serie di norme che dovranno essere inserite nella nuova costituzione. Questa dichiarazione includeva pieni poteri legislativi allo Scaf, controllo del bilancio nazionale, diritto esclusivo di dichiarare guerra, controllo totale della difesa e della sicurezza. Lo Scaf, inoltre, insieme alla Corte Costituzionale si arroga il diritto di scegliere i 100 membri della commissione preposta a scrivere la costituzione del nuovo Egitto. La Commissione formata da civili ed eletta dal Parlamento al fine di scrivere la nuova costituzione, infatti, è decaduta insieme alla camera bassa del Parlamento stesso.

Ieri, però, era arrivata una parziale marcia indietro da parte dei militari attraverso le parole di Mohamed el-Assar, membro dello Scaf. Secondo Assar, infatti, i militari cederanno, come previsto, i poteri ai civili il prossimo 30 Giugno con una cerimonia che "tutto il mondo potrà seguire". Altro passo indietro arriva da Mamdouh Shaheen, alto ufficiale, che giura che i poteri del presidente rimarranno "completamente intatti".

Questa nuova cautela mostrata dai militari è probabilmente dovuta all'ostilità degli Stati Uniti. Questi ultimi, infatti, hanno ammonito ieri lo Scaf di cedere rapidamente i poteri al governo civili (qualunque esso sia) secondo i piani prefissati. Se questo non dovesse accadere gli Stati Uniti potrebbero rivedere i propri generosi aiuti all'esercito egiziano. Considerando l'Egitto una pedina fondamentale per la sicurezza della regione, infatti, bisogna ricordare che gli Stati Uniti forniscono all'esercito egiziano più di un miliardo di dollari l'anno.

"Chiediamo allo Scaf di ripristinare la fiducia popolare ed internazionale nel processo di transizione democratica rispettando i propri impegni dichiarati" ha affermato Victoria Nuland, portavoce del dipartimento di Stato statunitense. "C'è una situazione in evoluzione che stiamo guardando da vicino" continua la Nuland "le decisione che verranno prese in questo periodo cruciale avranno un impatto sulla natura del nostro coinvolgimento con il governo e con lo Scaf".

Egitto
(Foto: REUTERS / Asmaa Waguih)
Manifestanti contro il governo ieri sera al Cairo.
© International Business Times: riproduzione permessa purché sia linkata la fonte
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