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Di Stefano Bellelli | 21.06.2012 11:08 CEST

Voto palese, aula mezza piena e mezza vuota: questo lo scenario della votazione per autorizzare il mandato di custodia cautelare a carico del senatore Luigi Lusi.

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Il Pdl infatti è uscito dall'aula, ufficialmente per "evitare strumentalizzazioni" – ovvero per non vedersi addossata la colpa di un eventuale "no" all'arresto. Il Pd invece si è presentato a ranghi serrati, fedele alla scelta di dire "sì". E il risultato è stato il previsto. 155 a 13, un solo astenuto: Lusi deve andare in carcere.

Il senatore ha provato a difendersi, dal proprio banco di Palazzo Madama: ha provato a spiegare il perché di un rifiuto a consegnarsi alle Autorità, che lo accusano di appropriazione indebita (23 milioni sottratti alle casse della Margherita) e associazione per delinquere. Ha provato a sostenere che l'enorme quantità di operazioni sospette che gli si imputano non possono vederlo come "unico colpevole"; e che non è possibile che le sottrazioni di denaro siano avvenute attraverso il trasparentissimo metodo del bonifico bancario.

Inoltre, ha anche sostenuto che le manette evocate contro di lui sarebbero «misure afflittive dal sapore inevitabilmente punitivo e persecutorio»; « forzature che possano momentaneamente appagare la crescente ondata della antipolitica».

Ma tutto ciò non è bastato. Per la prima volta nella storia della Repubblica, il Senato ha autorizzato un arresto con voto palese: procedura esecrata da Lusi, che ha lamentato l'impossibilità di votare liberi in coscienza. Ma così è stato. L'ex tesoriere della Margherita ha mestamente accolto il giudizio parlamentare, facendosi consegnare i tabulati del voto e poi abbandonando l'Aula.

A rendere valido il voto ha concorso anche la Lega Nord, la cui presenza ha garantito il "numero legale", ovvero il numero minimo di presenti necessario per procedere alle votazioni.

In serata, Lusi ha scelto di consegnarsi personalmente presso il carcere di Rebibbia, in attesa dell'interrogatorio di garanzia. In questa occasione, come ha annunciato, potrebbe aggiungere «una marea di approfondimenti» a quanto ha già detto davanti ai pm durante i precedenti interrogatori. Parole che suonano come una minaccia, verso chi ha scelto (secondo la sua versione dei fatti) di farlo passare per un «capro espiatorio».

Infine, a chi lo sollecitava riguardo all'argomento "dimissioni", ha risposto piccato: «Non intendo assolutamente dimettermi».

Palazzo Madama, Aula del Senato
(Foto: Reuters / Alessandro Bianchi)
Si sono svolte ieri le procedure di voto per l'arresto del senatore Luigi Lusi.
© International Business Times: riproduzione permessa purché sia linkata la fonte
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