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Di Alessandro Proietti | 21.06.2012 11:30 CEST

WASHINGTON - La Federal Reserve ha perso la sua celebre sicumera.

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L'atteggiamento ultimamente proposto dagli States nel commentare, con neanche tanto celata alterigia, la situazione congiuturale europea aveva fatto storcere il naso a non pochi addetti del settore. E' ancora fresca nella memoria l'immagine del cataclisma economico partito dai mutui sub-prime con la cartolarizzazione e finito poi su larghissima scala con tutti i suoi derivati (CDOs, CDO-Squareds et similia).

I commenti americani si erano inaspriti e sempre più spesso accusavano l'Europa di trascinare nel baratro anche gli Stati Uniti. Perchè questo passaggio da un atteggiamento mite a uno d'attacco?

In molti, oggi, hanno collegato i recenti dati forniti direttamente dalla FED con questo mutamento.

Le stime sulla variazione del PIL hanno subito un drastico taglio: dalla forchetta percedente a 2.4-2.9% sono passate a quella inferiore fissata a 2.4-1.9%. Si aggiunga, poi, la disoccupazione attesa che passa, per l'ultimo trimestre dell'anno, dal range 7.8-8% al più preoccupante 8-8.2%.

I dati, quindi, non sono buoni come ci si aspettava: l'economia americana, per quanto inquadrata in una situazione ben più rosea di quella europea, non è ancora libera di camminare sulle proprie gambe. La prima mossa della FED è stata, quindi, l'estensione della c.d. "Operation Twist": a fronte della vendita di Bonds a breve scadenza, la Federal Reserve si impegna ad acquistare i titoli con più lunga durata. L'effetto voluto è ovviamente quello di abbassare i rendimenti di lungo periodo e stimolare la ripresa economica nell'immediato.

La delusione di chi si aspettava una mossa più concreta, (un Quantitative Easing 3), è palese: agl'occhi di molti, questa volta, la FED non si è sentita abbastanza forte da usare subito la sua arma migliore temendo per un prossimo aggravarsi della situazione economica.

Emerge un certo frazionamento interno alla Fed: c'è una profonda divergenza tra i membri propensi alle manovre aggressive (QE3) e chi, invece, pensa che quanto fatto fino ad ora sia più che sufficiente come sostegno all'economia.

Il Presidente della Fed Bernanke ha poi precisato: "Siamo disposti a fare il necessario. Siamo disposti a dare ulteriori aiuti all'economia. Il piano di nuovi acquisti di asset (QE3 ndr) rimane ad ora una possibilità, un qualcosa che sicuramente potremo prendere in considerazione in caso l'economia necessitasse di maggiore supporto".

La Fed, insomma, resta a guardare (per ora).

 

 

Il Presidente della Federal Reserve, Ben Bernanke
(Foto: Reuters / Yuri Gripas)
Il Presidente della Federal Reserve, Ben Bernanke
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