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Di Carlotta Zanello | 22.06.2012 12:44 CEST

Si conclude oggi, in Brasile, Rio+20, conferenza organizzata dalle Nazioni Unite sui temi dello sviluppo sostenibile, delle energie rinnovabili, sul problema della fame nel mondo e sull'affermazione dei diritti dei popoli indigeni. Proprio in Brasile, a partire dalla presidenza di Lula da Silva, è in funzione un programma governativo chiamato "Fame zero", che punta a ridurre drasticamente la classe povera brasiliana per far crescere la invece la fascia media. Proprio venti anni fa, nella stessa città di Rio, un primo summit di questo tipo ha consacrato, per lo meno sulla carta, l'interesse internazionalmente condiviso dagli stati riguardo ai temi sopracitati. 

reuters
Dilma Rouseff, presidente del Brasile, a Rio+20

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La prima conferenza della Terra nel 1992 ha stabilito il principio secondo cui, a partecipare all'incontro, devono essere, oltre ai capi di stato (quest'anno circa 130), anche le cosìdette Major Groups, ovvero rappresentanti di business e industria, bambini e giovani, agricoltori, popolazioni indigene, amministrazioni locali, organizzazioni non-governative, comunità scientifica e tecnologica, donne, lavoratori e sindacati. In altre parole, società civile e lobbies imprenditoriali.  

I temi trattati sono stati fondamentalmente due, l'affermazione delle energie rinnovabili come fonti primarie rispetto ai combustibili fossili e il problema della fame visto secondo la prospettiva per cui, a fronte di un aumento di produzione di cibo a livello globale, aumenta contemporaneamente anche il numero di affamati. La bozza di dichiarazione finale, che dovrebbe essere pubblicata in giornata, lascia dubbi e perplessità dal punto di vista dell'efficacia. Un'insieme di buoni principi che rappresentano però un piccolo passo nel percorso di collaborazione interstatale.

Molti politici, si sono uniti alle organizzazioni ambientaliste ( Legambiente, Wwf, Greenpeace), nel denunciare il testo come una mancanza di leadership; varie ong, guidate dal gruppo 350.org, hanno organizzato un Twitter Storm, ossia 24 ore di cinguettio continuo che, basandosi sulla piattaforma Endfossilfuelsubsidies.org, ha permesso a migliaia di navigatori di sottoscrivere una petizione contro le sovvenzioni statali all'acquisto di carbonfossile ed inoltrarla ai siti governativi.

Il deputato inglese Nick Clegg ha definito il testo "insipido". Si è chiesto a gran voce che il valore delle perdite di risorse ambientali venga inserito nel calcolo del pil di ogni paese e che vengano ridotti i sussidi statali per l'acquisto di petrolio.

L'ex presidente brasiliano Cardoso ha dichiarato: "Dobbiamo credere che la soluzione all'ineguaglianza e alla povertà risieda della crescita sostenibile, non nella crescita ad ogni costo", aggiungendo che il vecchio modo di pensare all'ambiente e allo sviluppo come due fattori incompatibili è ciò che frena le speranze per un futuro pulito per le nuove generazioni.

Nonostante il presidente dell'Onu Ban Ki-Moon abbia rivolto un accorato appello agli stati per combattere seriamente il problema della fame, nulla fa pensare che anche da parte delle Nazioni Unite vi siano cambiamenti rilevanti di politica economica riguardo al tema dell'ambiente.

Rio+20, grande delusione
(Foto: reuters / )
Dilma Rouseff, presidente del Brasile, a Rio+20
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