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Di Gianluca Iozzi | 24.06.2012 20:43 CEST

 

La crisi è tutt'altro che passata: in sintesi questo è il significato di quanto riportato nell'ottantaduesima relazione della Bri (Banca dei regolamenti internazionali).

Reuters
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Infatti è innegabile che "la crisi del debito sovrano nell'area dell'euro ha generato crescenti tensioni nel settore bancario europeo nella seconda metà del 2011. Ciò ha rispecchiato l'incertezza legata all'esposizione delle banche al rischio di credito sovrano e i dubbi sulla capacità dei governi di sostenere gli istituti in difficoltà".

Ma il bello deve ancora arrivare, poiché, secondo la relazione della Bri "malgrado i passi avanti nella ricapitalizzazione, molte banche seguitano a operare con un alto grado di leva finanziaria, comprese quelle che appaiono ben capitalizzate, ma in realtà presentano enormi posizioni in derivati".

Inoltre gli istituti di maggiore dimensione tendono ancora ad accrescere "la leva finanziaria senza prestare la debita attenzione alle conseguenze di un possibile fallimento: data la loro rilevanza sistemica, essi confidano che il settore pubblico si farà carico delle ripercussioni negative".

Tradotto: molte banche hanno proceduto ad aumenti di capitale per far fronte alle numerose passività nel loro bilancio. Ma nonostante ciò, perseverano nella pratica di prendere in prestito capitali al fine di investirli, e ottenere così un rendimento maggiore del tasso di interesse richiesto dal prestatore.

Queste operazioni possono avvenire ad esempio mediante i derivati, strumenti finanziari che se non usati adeguatamente possono dar luogo a perdite micidiali. Il caso emblematico è quello della Lehman Brothers.

Comunque la Bri ha anche messo nero su bianco che "il settore finanziario sta gradualmente riassumendo il profilo di elevata rischiosità che lo caratterizzava prima della crisi".

Dunque la crisi finanziaria del 2008 scoppiata negli Usa (avvenuta soprattutto per l'suo forsennato dei derivati da parte delle banche), e che ha avuto una diffusione mondiale non ha insegnato niente, poiché "le ingenti perdite incorse di recente nella negoziazione di derivati rappresentano un monito dei pericoli che ciò comporta. Si potrà dire con certezza di avere compiuto progressi fondamentali in merito alla struttura del sistema finanziario quando gli intermediari di maggiore entità potranno fallire senza che ne debbano rispondere i contribuenti".

Tutto questo ha portato gli istituti europei, nell'ultimo trimestre 2011, ad inasprire "i criteri di erogazione dei prestiti alle imprese in misura maggiore di quanto avvenuto negli Stati Uniti".

E le operazioni di rifinanziamento attuate dalla Bce? Saranno servite a migliorare l'accesso al credito? Neanche per sogno, poiché come è evidenziato nella relazione, il regalo concesso da Eurotower agli istituti europei è servito per "prefinanziare gran parte dei rimborsi di titoli di debito non garantiti in scadenza nel 2014. Inoltre, gli istituti bancari hanno impiegato parte della liquidità ricevuta per acquistare attività, tra cui titoli di Stato  dell'area dell'euro".

 In sintesi "l'economia mondiale resta sbilanciata, forse più di prima, dal momento che le vulnerabilità ancora presenti interagiscono fra loro, amplificandosi. Gli obiettivi di una crescita bilanciata, di politiche economiche equilibrate e di un sistema finanziario sicuro rimangono lettera morta".

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(Foto: Reuters / )
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