Senza assistenza tecnica, senza punti di sosta preparati, completamente all'avventura chiedendo a qualche abitante lungo il percorso di potersi attaccare alla linea elettrica per ricaricare le batterie. Così il 45enne francese Xavier Chevrin, pilota per passione e insegnante di inglese nella vita di tutti i giorni, ha affrontato in 38 giorni quasi seimila km di continente africano, da Nairobi in Kenya a Johannesburg in Sudafrica, attraverso terreni accidentati e savana.
reuters.com
Il furgone Citroën Berlingo elettrico
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Il mezzo? Un furgone del servizio postale francese modificato ed equipaggiato con ben tre batterie elettriche e una sospensione sollevata in grado di far fronte al dissesto delle strade africane. Il veicolo ha la possibilità di percorrere circa 500 km senza ricarica, con una velocità massima di 110 km/h, ed una capacità di carico pari a circa 750 kg.
Posso attaccarmi alla corrente? Le batterie sono state ricaricate sul posto, a seconda della disponibilità degli abitanti locali. Questa, infatti, era la forza e la peculiarità del progetto, il cui scopo è stato quello di sensibilizzare l'opinione pubblica sulle possibilità dell'e-mobility, ma anche fare il punto della situazione in una delle zone meno attrezzate del mondo: il 65% degli africani, infatti, vive senza accesso alla rete elettrica."Abbiamo incontrato il fango sentieri sassosi, tantissima sabbia e polvere. Ma l'automobile ha affrontato tutto nel migliore dei modi, dimostrando che la tecnologia elettrica può adattarsi a tutti i terreni in Africa, e aprendo così la strada a nuove prospettive economiche e ambientali in questo continente", ha spiegato al suo arrivo Chevrin rivelando che la vera e propria sfida si è rivelata riuscir a convincere gli abitanti a "regalargli" la propria elettricità per ricaricare le batterie. "Abbiamo prima dovuto persuadere le persone che incontravamo dell'affidabilità del nostro sistema e di non aver intenzione di rovinare il loro impianto produttivo".
La missione, sostenuta dal Programma ambientale delle Nazioni Unite (UNEP) in collaborazione con la Fondazione Principe Alberto II di Monaco, aveva lo scopo di dimostrare l'affidabilità e l'efficienza dei veicoli elettrici, anche in condizioni estreme come quelle del continente africano. Infatti la "Shanghai-Parigi" (che il mezzo aveva compiuto l'anno scorso) è costata meno di 200 dollari in termini di elettricità impiegata, a fronte dei 4.000 dollari che sarebbero stati sborsati da un veicolo a benzina.
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