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Di Gianluca Iozzi | 25.06.2012 17:45 CEST

Il 30 aprile scorso il governo ha affidato al ministro per i Rapporti con il Parlamento Piero Giarda, l'incarico di mettere a punto un programma di razionalizzazione della spesa-spending review-. Lo scopo era di reperire tra 5 e 7 miliardi di euro, al fine di scongiurare l'aumento di due punti percentuali dell'Iva, che si porterebbe dal 21 al 23%.

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Ebbene sembrerebbe che il governo sia intenzionato a reperire più dei 7 miliardi previsti inizialmente, così da scongiurare l'aumento dell'Iva, e garantire adeguata copertura a spese non iscritte nel bilancio 2013 ma che sono di fatto inderogabili. 

Queste spese non iscritte in bilancio, debbono essere necessariamente finanziate entro il prossimo anno, e alcune di queste riguardano le missioni militari all'estero, il 5 per mille e alcuni interventi di manutenzione su strade e ferrovie.

Secondo quanto si è potuto apprende da una fonte governativa "l'idea è di fare un decreto più pesante e questo richiede più tempo per capire dove trovare le risorse. La decisione sarà assunta oggi". Considerato che l'esecutivo dovrà individuare quali ulteriori voci del bilancio statale da sottoporre alla "cesoia", è molto probabile che il provvedimento verrà portato in Parlamento la prossima settimana.

Ma sicuramente a far procedere in modo cauto l'esecutivo potrebbero essere state anche le critiche mosse dal leader della Cgil Susanna Camusso, il quale  ha affermato che "una cosa è intervenire sugli acquisti mentre diventa insopportabile che la spending review si traduca in tagli lineari alle risorse sanitarie".

Ma i provvedimenti potrebbero incidere anche sui lavoratori, per questo motivo "i lavoratori del pubblico impiego si mobiliteranno martedì - ha detto Camusso, a margine della presentazione di un libro sulla spiritualità del lavoro, ndr - per ottenere un incontro col governo e per dare un esplicito segnale sul fatto che la spending review non possa intervenire ancora sull'occupazione e le condizioni dei lavoratori pubblici. Siamo passati dall'idea che poteva essere interessante di intervenire sulle modalità di acquisto dei beni e servizi della Pubblica Amministrazione al solito schema che trova le risorse colpendo i lavoratori pubblici. È inaccettabile intervenire sul lavoro pubblico. Non c'è nessun segno di equità in questo".

Come abbiamo già scritto, l'obiettivo del provvedimento è quello di scongiurare il "famoso" aumento di due punti percentuali dell'Iva, che non farebbe altro che deprimere l'economia. Infatti basti pensare che secondo le stime dell'Osservatorio nazionale di Federconsumatori-Onf- ogni anno ogni famiglia risparmia mediamente 957 euro.

Il risparmio è connesso direttamente alla "caduta verticale subita dal potere d'acquisto" che ha perso il 9,8% dal 2008 e che ha investito persino gli acquisti alimentari (-2,5% nel 2012 per 142 euro di risparmio). 

Ma scongiurare l'aumento dell'Iva implica anche il reperimento di 3,28 miliardi di euro nel 2012, 13,12 miliardi nel 2013 e 16,4 miliardi nel 2014, secondo le stime allegate dal Tesoro alla manovra e che si basavano su un quadro congiunturale meno pessimista dell'attuale. Dunque le stime potrebbero essere riviste al rialzo alla luce delle attuali condizioni economiche.

A complicare ulteriormente  la situazione c'è il fatto che il decreto sulla spending review dovrà garantire anche gli obiettivi di riduzione del deficit previsti dal Fiscal compact. Ovvero riduzione del rapporto deficit/Pil all'1,7% nel 2012 e allo 0,5% nel 2013. 

Per fare ciò però il Parlamento dovrà inserire questi obiettivi in Costituzione. Dall'esame del calendario dei lavori di Palazzo Madama, è agevole notare che il voto non è in programma per questa settimana. Ma il presidente della commissione Esteri, Lamberto Dini, ha assicurato che "se il voto non sarà questa settimana ci sarà immediatamente i primi di luglio, subito dopo il vertice europeo" di questa settimana.

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Palazzo Chigi
(Foto: Reuters / Alessandro Bianchi)
Un'immagine di Palazzo Chigi
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