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Di Redazione IBTimes | 27.06.2012 10:29 CEST

Alcuni uomini armati hanno fatto irruzione stamattina nella sede di Ikhbariya, emittente televisiva vicina al regime di Assad. Secondo i media di Stato gli uffici dell'emittente televisiva, posti 20 km a sud di Damasco, sono stati bombardati e il gruppo di assalitori ha ucciso tre persone nell'attacco. Se la notizia dovesse essere confermata, l'attacco sarebbe il più clamoroso portato avanti dai ribelli contro un simbolo del regime siriano.

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La notizia di oggi, quindi, sarebbe l'ennesima prova che i ribelli stiano riuscendo a portare dalla loro parte il favore del conflitto e che si stiano avvicinando velocemente alla capitale siriana. Ieri, ad esempio, si registravano scontri tra i ribelli e le forze governative vicino alla sede delle guardie repubblicane, nei quartieri periferici di Damasco di Qudsaya e Al-Hama .

Gli ultimi avvenimenti, inoltre, sembrano aver scosso anche lo stesso Assad che oggi ha ammesso per la prima volta di essere in guerra. "Viviamo in un vero stato di guerra" ha detto Assad ai membri del nuovo governo "e quando si è in guerra tutte le forze devono essere dirette alla vittoria".

Nel frattempo, però, la repressione del regime va avanti mietendo nuove vittime. Ieri, secondo l'Osservatorio Siriano per i diritti dell'uomo, gruppo d'opposizione con base a Londra, sono morte 116 persone in tutto il paese. Di questi, 68 erano civili, 41 soldati e 7 ribelli.

La violenza, quindi, sembra non fermarsi e il piano di pace di Kofi Annan sembra ormai naufragato definitivamente. Di questo sembra accorgersene anche l'Onu. Il vice inviato delle Nazioni Unite per la Siria, Jean-Marie Guehenno, ha dichiarato oggi che la violenza nel paese "ha raggiunto o anche sorpassato" i livelli raggiunti prima del 12 Aprile, data del cessate il fuoco. La Guehenno, inoltre, ha aggiunto che il piano di pace di Kofi Annan "non è stato chiaramente rispettato" né dal governo né dai ribelli e che questo comporterà delle conseguenze.

Siria
(Foto: Reuters / )
Bandiera siriana.
© International Business Times: riproduzione permessa purché sia linkata la fonte
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