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Di Gianluca Iozzi | 27.06.2012 15:47 CEST

Il ministro del Lavoro Elsa Fornero, in una lunga intervista rilasciata al Wall Street Journal (a proposito del ddl lavoro all'esame del Parlamento), ha chiarito che l'intento della riforma è quello di salvaguardare "le persone, non i loro posti. L'attitudine delle persone deve cambiare. Il lavoro non è un diritto, deve essere guadagnato, anche attraverso il sacrificio". 

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Dopo questa dichiarazione si sono scatenate le reazioni sul web, tanto che il ministro ha dovuto fare retromarcia e rettificare il concetto: "Il diritto al lavoro non è mai stato messo in discussione, come non potrebbe essere mai, visto quanto affermato dalla nostra Costituzione. Ho fatto riferimento alla tutela del lavoratore nel mercato e non a quella del singolo posto di lavoro, come sempre sottolineato in ogni circostanza".

Ma esaminando attentamente l'intervista rilasciata al Wall Street Journal ci si accorge che non è proprio così, poiché, con le sue dichiarazioni, ha messo in discussione i diritti dei lavoratori.

Forse il ministro si è dimenticato che proprio l'articolo 4 della Costituzione prevede che "la Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto. Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un'attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società". E che l'articolo 1 della Costituzione sancisce esplicitamente che "l'Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro".

Reazioni molto dure sono arrivate anche da Antonio Di Pietro, leader dell'Idv, che senza mezzi termini ha affermato: "A quanto pare la badessa Fornero ha riscritto, tutta da sola e senza chiedere il permesso a nessuno, l'art. 1 della Costituzione. Sentite cosa dice al quotidiano statunitense: 'La gente deve cambiare il proprio modo di pensare. Il lavoro non è un diritto. Bisogna meritarselo, anche con il sacrificio. Cara professoressa, questa è un'asineria bella e buona".

Confrontando ciò che prevede la Costituzione, con quanto previsto dalla nuova formulazione dell'articolo 18 dello Statuto dei lavoratori, è evidente che il lavoratore licenziato ingiustamente non usufruirà più del reintegro obbligatorio sul posto di lavoro. Ma l'azienda sarà obbligata al solo risarcimento economico.

Dunque da oggi in poi la parola d'ordine sarà: licenziamenti per tutti. Con tanti saluti al diritto al lavoro sancito dalla Costituzione, e alle vecchie, ma fondamentali tutele previste dal vecchio articolo 18.

Ultimamente sembra che il ministro abbia le idee un po' confuse, infatti l'ultimo caso in ordine di tempo è lo scontro senza fine con l'Inps a causa del numero degli esodati. Abbiamo già chiarito in questa storia chi ha ragione e chi ha torto.

Infatti, secondo Rosario De Luca, Presidente della Fondazione Studi dei Consulenti del Lavoro, se è vero, come afferma il titolare del Welfare, che 65 mila lavoratori sono stati salvaguardati dal decreto, allora "ne restano almeno altri trecentomila che in virtu' della normativa vigente si ritroveranno presto esodati''.

Che si tratti di incompetenza? Chi scrive non lo crede, poiché il ministro ha un curriculum di tutto rispetto, ma per difendere la sue argomentazioni usa toni che ricordano tanto i ministri del precedente governo Berlusconi,di cui non sentiamo certo la mancanza.

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