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Di Federica Geremia | 28.06.2012 12:38 CEST

L'ennesimo scandalo si è abbattuto all'interno di un ente pubblico. La SIAE (Società Italiana Autori Editori) è al 42% un gruppo familiare. Ebbene, 527 dei 1.257 assunti a tempo indeterminato sono parenti e amici di dipendenti o ex dipendenti, congiunti di mandatari (gli esattori dei diritti), soci, e perfino delle guardie incaricate alla vigilanza della sede centrale.

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Ma ciò che più indigna è che nessuno si sia mai preso la briga di effettuare dei controlli. Infatti, alla Siae non esistono contratti di lavoro veri e propri, ma solo dei micro accordi che permettono che gli stipendi siano stellari: un dirigente guadagna 158 mila euro e un dipendente 64 mila euro.

Inoltre, esiste un sistema di automatismi che fa lievitare le buste paga ogni due anni fra il 7.5% e l'8,5%.

Per non parlare dei benefici. I più stravaganti sono "l'indennità di bucato" (dieci euro e 91 centesimi), quello di "penna" (il passaggio, appunto, da "penna" a computer) e il "premio operosità", ovvero la gratifica per l'Epifania: tre giorni di franchigia per malattia senza obbligo di certificato medico e 36 giorni di ferie.

Conseguenza? I conti in rosso. Le perdite sono stimate intorno a 21,4 milioni nel 2006, 34,6 nel 2007, 20,1 nel 2008, 20,9 nel 2009, 27,2 nel 2010. Incluse anche le 189 cause di lavoro costate all'azienda 469 mila euro l'anno.

Si attendono provvedimenti.

 

 

Siae
(Foto: Reuters / )
Siae, conti in rosso: stipendi extra large e benefit a pioggia.
© International Business Times: riproduzione permessa purché sia citata la fonte
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