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Di Stefano Consiglio | 29.06.2012 18:14 CEST

Con 13 voti favorevoli e 7 contrari l’Unesco, l’istituto specializzato delle Nazioni Unite incaricato della conservazione e della diffusione della cultura, ha dichiarato la Basilica della Natività di Betlemme e la via del pellegrinaggio patrimonio dell’umanità. La decisione è stata presa dal Comitato per il Patrimonio mondiale riunito a San Pietroburgo, che ha disposto l’applicazione della procedura d’urgenza onde evitare che questi luoghi, attualmente sotto il controllo delle autorità palestinesi, possano essere occupati da Israele.

Reuters
La Grotta della Natività, presunto luogo di nascita di Gesù

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La Basilica della Natività è una delle mete più importanti per tutti i pellegrini che decidono di visitare la Terra Santa. La sua costruzione risale al 326 d.c., durante il regno dell’imperatore Costantino I. La basilica è composta dalla combinazione di due chiese e una cripta, la Grotta della Natività, luogo esatto in cui sarebbe avvenuta la nascita di Gesù.

La consacrazione di questi luoghi a patrimonio dell’umanità, ha suscitato l’immediato entusiasmo della Palestina. Hanan Ashrawi, portavoce del comitato esecutivo dell’Organizzazione Libera Palestina, ha dichiarato: “Il popolo palestinese accoglie con gioia questa decisione, come un momento di orgoglio nazionale e una conferma dell'unicità e della ricchezza della propria identità e della propria tradizione”.

Del tutto opposta la reazione di Israele che ha sottolineato la natura politica della decisione. Anche gli Stati Uniti si sono schierati contro l’Agenzia delle Nazioni Unite; David Killion, ambasciatore americano presso l’Unesco, ha fatto sapere che: “Gli Stati Uniti sono profondamente delusi dalla decisione. La procedura d'urgenza viene riservata ai casi estremi, quando il sito in questione è minacciato di distruzione imminente. Quest’agenzia dell’Onu non dovrebbe essere politicizzata”.

Non è la prima volta che gli Usa contestano le decisioni adottate, dall’Onu o dalla sue Agenzie, contro Israele. Dure critiche sono state mosse negli anni contro il Consiglio dell’Onu per i diritti umani, accusato ripetutamente di mancanza di neutralità per via delle condanne emesse nei confronti di Israele. La rappresentanza statunitense alle Nazioni Unite ha accusato il Consiglio di avere “un'ossessione patologica nei confronti di Israele”. Particolare scalpore ha suscitato una risoluzione adottata dal Consiglio nel 2009, che ravvisava una violazione dei diritti umani da parte di Israele nella guerra che si è svolta sulla Striscia di Gaza fra dicembre del 2008 e gennaio del 2009, senza condannare al contempo gli attacchi lanciati al territorio israeliano dai militanti di Hamas.

La decisione di oggi appare comunque fondamentale, in quanto potrà essere utilizzata per porre un freno, ancorché circoscritto, alla politica di occupazione territoriale posta in essere da Israele.
Questa politica, iniziata con la creazione degli insediamenti israeliani in Cisgiordania e nella Striscia di Gaza all’epoca della guerra dei 6 giorni, ha spinto negli anni Israele a rivendicare la sovranità su quei territori in cui fossero presenti importanti comunità israeliane. Una tendenza che non solo viene contestata dalla stragrande maggioranza della comunità internazionale, che la ritiene una chiara violazione del principio di non aggressione e del principio di autodeterminazione dei popoli, ma che nel tempo ha anche danneggiato la Palestina la quale non ha conseguito l’effettivo controllo sui territori assegnati all’Autorità Nazionale Palestine con gli accordi di Oslo del 1993.

Grotta della Natività
(Foto: Reuters / )
La Grotta della Natività, presunto luogo di nascita di Gesù
© International Business Times: riproduzione permessa purché sia linkata la fonte
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