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Di Candido Romano | 30.06.2012 16:08 CEST

Tomb Raider è stata una serie di videogiochi molto popolare a partire dalla seconda metà degli anni '90 e Lara Croft, l'eroina protagonista del franchise, viene ancora considerata una delle icone più forti presente nell'immaginario collettivo videoludico e non. Certo, il suo prorompente seno digitale ha dato una spinta in più al personaggio. In 16 anni il franchise di Tomb Raider ha avuto una miriade di giochi, due film e merchandise di ogni tipo, insomma la bella archeologa è un personaggio conosciuto in tutto il mondo, anche da chi non ha mai provato il videogioco.

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Durante l'E3 2012 la software house Crystal Dynamics ha mostrato un nuovo contributo filmato del reboot della serie, in verità arenatasi negli ultimi anni, non capace di stare al passo con l'innovazione dell'industria. Il nuovo gioco appare decisamente più adulto nei temi e nella rappresentazione della storia: si vede una Lara Croft ferita, sanguinante, con il solo obiettivo di sopravvivere su un isola in mano a spietati mercenari. Il video mostrato durante la fiera losangelina vedeva la protagonista nell'intento di difendersi da un tentativo di aggressione, definito "un tentativo di stupro" dall'executive producer del gioco. La rappresentazione di uno stupro in un videogioco? A qualcuno non è andato giù e sono montate le polemiche.

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Queste le parole di Ron Rosenberg, executive producer del nuovo Tomb Raider, nel descrivere la scena in questione in un'intervista a Kotaku: "La giovane eroina della serie sarà presa come prigioniera da alcuni isolani e ci sarà anche un tentativo di stupro. I giocatori non si identificano in Lara come per qualsiasi altro personaggio maschile. Non si proiettano nel personaggio ma si scatena un senso di protezione verso di lei. In questo reboot vedremo Lara Croft come un essere umano e non come un oggetto sessuale, come avveniva in passato. Ora è come se fosse un animale braccato, deve combattere per la propria sopravvivenza". Da qui si sono scatenate le polemiche.

Dopo queste dichiarazioni sorgono infatti diverse e difficili domande. Se la scena dello stupro è giocabile, cosa succede se il giocatore fallisce nel difendere Lara? In molti hanno paventato la presenza di una scena di stupro forse troppo forte per essere inserita in un prodotto di intrattenimento quale un videogioco. O forse il mezzo è abbastanza maturo per mostrare anche scene del genere? Le dichiarazioni di Rosenberg parlano poi di una vulnerabilità dell'eroina e di una difficoltà di identificarsi in Lara Croft: al contrario si scatena nei giocatori un senso di protezione, dato che si tratta di un personaggio femminile. Un ulteriore commento fuori luogo, giudicato sessista con le conseguenti polemiche.

Crystal Dynamics, lo sviluppatore che si occupa del reboot di Tomb Raider, è subito corso ai ripari, rilasciando una dichiarazione tramite lo studio head Darrell Gallagher, pubblicata sul sito ufficiale della società: "Tomb Raider ha ricevuto durante e dopo l'E3 una grande risposta da parte di critica e pubblico. Sfortunatamente non siamo stati molto chiari durante le interviste con la stampa, c'è stato quindi un grosso equivoco, quindi vorrei spiegare al meglio la situazione. C'è una sezione particolare, in cui Lara è costretta ad uccidere per la prima volta un uomo che la assalisce, in cui si è parlato in maniera non corretta di un tentativo di stupro. Questa scena è stata mostrata pubblicamente e non riguarda assolutamente un tentato stupro. La violenza sessuale è un tema che non tratteremo assolutamente in questo gioco".

Anche Ian Livingstone ha preso la parola per sciogliere il nodo di questa polemica, parlando nel corso di una conferenza al GameHorizon di Newcaslte: "le dichiarazioni di Rosenberg sono un chiaro esempio di intervista in cui ciò che si dice viene frainteso e ingigantito a dismisura. Nel video si vede che Lara Croft è minacciata ma risolve il problema in due secondi. Penso comunque alla mia responsabilità come sviluppatore: in un film si possono affrontare questi delicati temi, in un videogioco è molto diverso perché è l'utente a controllare l'azione. Ci dobbiamo però concentrare su quelle cose che rendono Tomb Raider un grande gioco, i fan non rimarranno delusi".

Infine a cercare di arginare le polemiche sul presunto stupro di Lara Croft ci pensa anche Karl Stewart, global brand director di Crystal Dynamics, con una nuova intervista a Kotaku: "Rosemberg ha citato una parola che non è nel nostro vocabolario, non è qualcosa che vogliamo comunicare. Lara non subisce uno stupro ma un'intimidazione e abbiamo usato questo espediente per renderla più forte". Insomma tutto un equivoco, continua a ripetere Crystal Dynamics, che non vuole assolutamente associare un famoso brand ai delicatissimi temi della violenza sessuale, probabilmente perchè andrebbero solo a danneggiare il personaggio di Lara Croft, venduta sempre come un'icona di libertà e forza femminile. Caso chiuso.

Tomb Raider
(Foto: Crystal Dynamics / )
Tomb Raider
© International Business Times: riproduzione permessa purché sia linkata la fonte
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