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Di Redazione IBTimes | 01.07.2012 19:55 CEST

Almeno 17 persone sono rimaste uccise e 40 i feriti di un attacco nella cittadina keniota di Garissa, base per le operazioni del contingente africano in Somalia. Già nelle scorse settimane, in Nigeria, alcuni fanatici islamico- fondamentalisti del Boko Haram erano stati protagonisti di attentati contro Chiese cristiane, spinti a tanto dalla convinzione che “l’educazione occidentale è sacrilega”, come recita il nome che li individua.

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Ma la sola motivazione cultural-religiosa non è sufficiente a giustificare tali azioni: in Nigeria, dove si estrae un ottimo petrolio che fa del paese l’ottavo produttore mondiale, è in corso una vera e propria guerra nel Delta del Niger, per il controllo dell’estrazione dell’oro nero e anche per il danno ambientale causato dalle compagnie petrolifere internazionali. Di qui la reazione delle popolazioni indigene locali che, sempre più spesso, vedono il loro nemico nelle multinazionali del petrolio. Contro le loro istallazioni vengono lanciati violenti attacchi, nel corso dei quali vengono fatti dei prigionieri, usati, poi,come arma di ricatto. Questa situazione è mal tollerata dal governo che ha mobilitato l’esercito, militarizzando l'intera zona.

Ma l’odiosa pratica degli attentati ai luoghi di culto non si è fermata in Nigeria; ha contagiato il Kenia, dove, da tempo, si registrano attacchi a chiese cristiane, caratterizzati da motivazioni di carattere politico e religioso.Gli ultimi contro la cattedrale cattolica di Garissa e contro una chiesa vicina, durante le celebrazioni domenicali. Secondo un bilancio ancora provvisorio, le vittime sarebbero17 , i feriti 45, fra cui anche due poliziotti.

 "Orrore e preoccupazione" ha espresso padre Federico Lombardi, il portavoce della Santa Sede, convinto che per i terroristi "l'attacco ai cristiani riuniti la domenica nei loro luoghi di culto sia diventato un metodo particolarmente efficace per la diffusione dell'odio e della paura". Contro il vile attentato ha preso le distanze il Consiglio supremo dei musulmani del Kenya , condannando gli attacchi e affermando che "tutti i luoghi di culto devono essere rispettati.

Ancora nessuna rivendicazione, ma sospetti vengono avanzati contro i miliziani islamici Shabaab ( "gioventù") che operano in Somalia, la cui frontiera dista 140 chilometri da Garissa. Quest’ultima ospita un'importante base militare dalla quale, lo scorso ottobre, sono state inviate delle truppe oltre confine a combattere contro le milizie islamiche Shabaab, in rispetto di accordi presi col governo somalo. Da quel momento si è registrata una serie di attentati che il governo attribuisce ai miliziani islamici

Questi miliziani, finanziati, pare, dalle attività dei pirati somali, appartengono a un gruppo insurrezionale islamista attivo in Somalia che mira al rovesciamento del Governo Federale di Transizione ed ha come obiettivo primario la istituzione della regola della shari'a come legge delle stato somalo
Il loro capo, Aw-Ahmed Abdi Godane, ultimamente, ha annunciato che il suo gruppo continuerà “la guerra santa contro le forze governative somale e l’Unione Africana fino all’avvento di un governo islamico in Somalia e in tutto il Corno d’Africa”.

La chiesa dopo l'attentato
(Foto: Reuters / )
La chiesa dopo l'attentato
© International Business Times: riproduzione permessa purché sia linkata la fonte
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