Milano Moda Uomo: il tripudio di Dolce e Gabbana

Di Giulia Bazzocchi | 02.07.2012 13:19 CEST
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Se non fosse per la passerella, al primo impatto, potrebbe sorgere il dubbio di non trovarsi realmente ad una sfilata. Già, perchè da Dolce e Gabbana, la scenografia è semplice: un giardino con le piante di fichi d'india, uno sfondo di mare. La colonna sonora è sostituita da una piccola orchestra siciliana e i modelli non sono professionisti, ma uomini reclutati per le strade di Taormina, in una fascia d'età che va dai sette ai quarant'anni. Del resto si sa, Domenico e Stefano sono sempre stati dei grandi "illusionisti", capaci di creare vere e proprie performance spettacolari, che lanciano un messaggio chiaro e diretto: l'orgoglio di essere italiani, rappresentato attraverso la Sicilia, non solo come loro terra d'origine, ma anche come emblema dell'Italia del buon vivere, dei sapori e dei colori autentici.

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Per la collezione primavera estate 2012-13, l'uomo Dolce e Gabbana veste in pantaloni corti stretti in vita dalla cintura con la maglia a righine all'interno, abbinati a giacche dalle righe larghe, pantaloni lunghi che si fermano alla caviglia e capi lavorati in sartoria. È un uomo elegante, che ha portamento, fascino e buon gusto nel vestire. Un uomo che viene raccontato attraverso le immagini della Sicilia, stampate anche sulle t-shirt, che però si rivolge in generale all'italianità. Quella rappresentazione tipica del Made in Italy come sinonimo di arte, senso estetico e qualità. Nella moda, come nella vita delle persone che la amano.

La linea di abiti che introduce la prossima stagione estiva viene definita dai due stilisti "di stampo neorealista", dove creatività e qualità stanno alla base delle creazioni e s'ispirano al carattere, alla semplicità e alla bellezza naturale delle popolo. Una performance che ha lasciato tutti senza parole, per i particolari folkloristici siciliani tra cui, lo zufolo, la tarantella, le anfore. Per il contesto reale, fatto di persone normali e comuni in passerella, che incaranavano perfettamente i personaggi stereotipi di una cultura della Sicilia, tra pescatori, padri di famiglia, dongiovanni, manovali.

E alla fine, sulle note di "Ciuri Ciuri" e l'entrata in passerella di Domenico e Stefano, per i saluti, sembrava davvero di essere stati a fare un viaggio in Sicilia.

 

 

Dolce
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