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Di Alessandro Proietti | 03.07.2012 08:03 CEST

Sono giorni di trepidante attesa questi che stanno trascorrendo per investitori e risparmiatori. Tutti i riflettori sono puntati verso Mario Draghi: il 5 Luglio, come ogni primo giovedì del mese, il Presidente della BCE si riunirà per orientare la politica monetaria europea. Un appuntamento "solito" ma che l'attuale congiunzione economica ricopre di importanza strategica: potrebbero ormai essere maturi i tempi per procedere con il taglio del costo del denaro con il tasso di riferimento ufficiale sotto l'attuale minimo storico all'1%. Qualora i listini riuscissero a mantenere il gap guadagnato venerdì scorso fino al 5 Luglio, si avrebbe poi un'ulteriore spinta verso l'alto di tutti gli indici azionari che permetterebbe il raggiungimento di targets, fino ad ora, insperati.

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Nonostante tutto, sono presenti alcune nuvole all'orizzonte: indiscrezioni parlano di un disaccordo, da parte di Finlandia ed Olanda, inerente l'uso del fondo ESM come scudo anti-spread.

Il Primo Ministro della Finlandia Katainen, in una nota al Parlamento, ha fatto sapere di non essere d'accordo con l'uso dell'ESM per la lotta allo spread epitetandolo come "un'inefficiente via per stabilizzare i mercati". Alla voce della Finlandia fa eco quella dei Paesi Bassi con Redeker, portavoce del ministro delle Finanze, il quale ribadisce che il Paese "non è a favore dell'acquisto di obbligazioni" da parte dell'Esm.

Ma l'eventuale veto di Finlandia e Paesi Bassi comprometterebbe le decisioni del vertice di Bruxelles dello scorso 29 Giugno? La risposta è no.

Per quanto potrebbe risultare importante una decisione plebiscitaria nell'appoggio allo scudo anti-spread, l'ipotetico niet dei due Stati nordici non comprometterebbe gli equilibri. Anche secondo Olli Rehn, commissario agli Affari economici e monetari, si tratterebbe solo di un bluff. Infatti, qualora  la BCE e la Commissione europea sancissero che la mancata azione minaccerebbe la sostenibilità economico-finanziaria dell'Eurozona, il veto di Finlandia e Paesi Bassi non sarebbe sufficiente a bloccare la decisione. Nell'ambito del voto nel consiglio di amministrazione dell'Esm si passerebbe, come tipologia di voto, al c.d. "comune accordo": scenario che prevede la necessità di una sola maggioranza qualificata all'85% delle quote di partecipazione al capitale versato dell'Esm.

Facendo due rapidi conti, così, si viene a sapere che la Finlandia detiene appena l'1.7974% delle quote. Poco meglio i Paesi Bassi con il loro 5.7170% ma comunque insufficienti (anche se coalizzati) per raggiungere il blocco al 15%

Al contrario l'Italia (con il 17.9137%), la Germania (con il 27.1464%) e la Francia (con il 20.3859%) potrebbero, da sole, porre il veto alle decisioni non gradite. Poco sotto la soglia di blocco resta, invece, la Spagna con l'11.9037% delle quote.

Le indiscrezioni dalla Finlandia, così come quelle dai Paesi Bassi, parlano solo di un plausibile veto all'acquisto di titoli di Stato sul mercato secondario: sembrerebbero invece tutti concordi sull'acquisto sul primario.

 

 

 

Katainen
(Foto: Reuters / )
Finland's PM Katainen addresses a news conference after a European Union leaders summit in Brussels
© International Business Times: riproduzione permessa purché sia linkata la fonte
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