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Di Angela Cinicolo | 03.07.2012 10:27 CEST

 

Coney Island. Peter Parker è un liceale che abita con i premurosi zii perché i genitori lo hanno abbandonato da piccolo. Innamorato della bella Gwen Stacy, il ragazzo tra i più impacciati e brillanti della scuola gira sempre armato della sua immancabile macchina fotografica. Un giorno Peter scopre nella cantina l'esistenza di una valigetta che apparteneva a suo padre: indagando sul materiale che vi trova nascosto all'interno scopre di essere il figlio di uno scienziato che lavorava per la Oscorp su un importante progetto di ricerca genetica. Impaziente di conoscere l'ex collega del padre, il dottor Curt Connors, si reca dritto nel suo laboratorio, spacciandosi per uno stagista, ma, la sua curiosità lo spinge oltre: viene morso da un ragno sulla nuca e sviluppa rapidamente poteri strabilianti. Mentre è sulle tracce del proprio oscuro passato familiare, scopre se stesso e si riscopre più coraggioso di quanto avesse mai immaginato. Nasconde sotto una maschera le proprie insicurezze, rivela alla ragazza dei suoi sogni i propri sentimenti e decide d'intraprendere la sua personale lotta contro il male.

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"Fare del bene non è una scelta ma una responsabilità". Lo dice lo zio Ben (Martin Sheen) al giovane Peter Parker, a pochi giorni dalla scoperta dei suoi grandi poteri da eroe. La storia dell'Uomo Ragno, delle sue misteriose origini, ce le aveva già raccontate il maestro Sam Raimi nel prequel del 2002, Spider-Man, ma alla Marvel devono aver pensato che non bastasse qualche déja-vu per ricordare come l'adolescente sfigato nato dalla fantasia di Stan Lee fosse diventato l'uomo mascherato che collabora con la polizia di New York per assicurarsi il corso della giustizia, acciuffare i criminali e sconfiggere la nemesi di turno. Diretto dall'abile regista del romantico (500) giorni insieme, Marc Webb, The Amazing Spider-Man deve proprio alle sue penne le sue principali debolezze. Il trio di sceneggiatori James Vanderbilt (Zodiac), Alvin Sargent (Spider-Man 2 e 3) e Steve Kloves, veterano autore della saga di Harry Potter, prova a riportare sul grande schermo la storia della genesi dell'eroe compiendo però l'errore, nel tentativo di rendere Peter-Spiderman attuale, di sottrarre la spettacolarità per lavorare sulla personalità. Il loro personaggio diventa così il tenero adolescente già visto in mille high school movie e in serie come Smallville (non a caso il telefilm su Superman) che si divide tra i problemi generazionali come il conflitto con gli adulti e le prime cotte. Di speciale il loro ragazzino ha il fascino dell'eroe che riesce, secondo la tradizione americana delle strisce, a combinare l'umorismo al senso della giustizia. Non si può resistere di fronte alle sue battutine ingenue mentre prova ad acciuffare il ladruncolo di turno nella Grande Mela. Ma ci si dimentica il centro vitale del film: il lato oscuro da cui Spiderman avrebbe dovuto muovere i primi passi.

 

La storia eroica, su cui i deludenti e fracassoni effetti speciali della CG da action movie colossali in 3D vorrebbero puntare, finisce per passare in secondo piano rispetto ai primi magheggi del ragazzino che si aggira disturbato dai soliti bulletti (che si chiameranno Flash Gordon) per il liceo con la testa tra le nuvole delle prime crisi d'identità e il cuore già palpitante. Curioso che a interpretare quello che potrebbe diventare il prossimo Zuckerberg, se non dovesse dar conto ai propri poteri, sia proprio Andrew Garfield, che dall'università prestigiosa di The Social Network torna tra i banchi del liceo compiendo un passo indietro esattamente come il suo Spiderman. Ma la performance dell'attore che sostituisce dopo anni Tobey Maguire convince gli spettatori e gli assicura un posto sul set del prossimo "nuovo" sequel, a cui il cliffhanger dopo i titoli di coda (restate in sala ad aspettarlo) strizza l'occhio.

 

Se lo stile originale e moderno di Webb emerge dalle sequenze romance del film, quelle in cui Garfield ed Emma Stone amoreggiano come fuori dal set, la sceneggiatura compie miracoli per descrivere l'alter ego del protagonista, il dottor Connors. I dialoghi dello scienziato che perde il controllo in preda ai soliti deliri di onnipotenza non funzionano in sala, ma l'interpretazione di un eccellente Rhys Ifans permette al suo cattivo monco e ossessionato di bucare lo schermo, ancor prima di trasformarsi in un lucertolone scottiano. Di fronte alla sua disgustosa e mostruosa trasformazione la New York dei poliziotti che tengono più a smascherare un eroe che a salvare l'umanità da un eventuale contagio pseudoalieno diventa la città di Cloverfield e svela le debolezze (umane) dei suoi cittadini. In questo Spiderman è quello che meglio li rappresenta quando, malgrado una promessa, non sa resistere ai flirt della fidanzatina. Dov'è finito l'eroe?

The Amazing Spider-Man
(Foto: Columbia Pictures / Jaimie Trueblood)
Una scena del film con Andrew Garfield
Spider-Man in azione
Andrew Garfield è il nuovo Uomo Ragno
Garfield con Emma Stone
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© International Business Times: riproduzione permessa purché sia linkata la fonte
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