Numerosi utenti di Diablo III hanno segnalato il ban del proprio account per avere utilizzato Linux per giocare al titolo Blizzard tramite Wine, un software di terze parti che emula, seppur con mezzi diversi da quelli illegali, i programmi Windows. La situazione sembra essere nata da pochi giorni e sono già molti gli utenti che se ne lamentano sul forum ufficiale del gioco.
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Ciò che gli utenti segnalano è come tale software fosse stato usato in passato per giocare, senza cheat, a StarCraft II e World of Warcraft senza che Blizzard si muovesse in merito. Allo stesso modo, i ban per i giocatori Linux arrivano a più di 40 giorni dalla pubblicazione del gioco e sorgono domande sul perché Blizzard non si sia mossa prima se, effettivamente, tale uso è discorde alle condizioni di servizio accettate dagli utenti. Un'ulteriore contraddizione si può notare nelle risposte che sono state date agli utenti che hanno cercato spiegazioni al servizio di supporto.
"Diablo III su Linux non è supportato ma questo non dovrebbe causare alcun ban o sospensione dato che i file del gioco non vengono modificati in alcun modo. Di solito un account viene bannato per l'uso di applicazioni terze parti come bot e programmi creati per ricevere vantaggi non autorizzati in gioco. Nel tuo caso, potrai usare Linux qualora riuscissi a far girare il gioco su quel sistema operativo" è stata la risposta ricevuta da sblanz, un utente italiano. Ma non è stato l'unico.
La risposta data all'utente william è stata la definizione di un software di terze parti che sia nocivo per l'esperienza di gioco, che non si concilia con la natura di Wine: "Un software di terze parti è un file o un programma utilizzato per ottenere un vantaggio disonesto. Questi programmi possono aumentare la velocità o teletrasportare il giocatore da un posto all'altro oltre ciò che è permesso nel gioco. Sono inclusi inoltre anche tutti quei programmi che ottengono informazioni dal gioco che non sono normalmente a disposizione dei normali giocatori o che trasmettono o modificano qualsiasi dei file di gioco."
Blizzard si è difesa sottolineando come tale possibilità fosse ben chiara nell'accettazione dei termini e delle condizioni di servizio, contratto che il giocatore legge e accetta prima dell'installazione del gioco. D'altro canto però le risposte ricevute dagli utenti hanno prodotto solo più confusione, facendo notare come l'uso di Linux, per quanto non supportato da Diablo III, non sia da condannare a priori se non sfruttato a fini disonesti e scorretti.
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