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Di Gianluca Iozzi | 03.07.2012 15:20 CEST

 

In un precedente articolo avevamo già menzionato di una possibile azione disciplinare contro i Ligresti, e puntualmente il cda ha individuato i primi due destinatari: Fausto Marchionni e Salvatore Ligresti.

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Ma mentre per Ligresti si profila solo un'azione risarcitoria, Marchionni invece è destinatario di una vera e propria azione disciplinare.

Fausto Marchionni fino al 27 gennaio scorso (data delle sue dimissioni) è stato amministratore delegato di Fondiaria Sai, nonché presidente ed amministratore delegato della controllata Milano assicurazioni.

Salvatore Ligresti invece è una nostra vecchia conoscenza, poiché è presidente onorario della compagnia assicurativa, ed inoltre abbiamo più volte spiegato che nel mondo della finanza, Ligresti possiede un potere enorme.

Infatti l'ingegnere di Paternò (soprannominato anche mister 5%) possiede partecipazioni in società come Mediobanca, Pirelli, Gemina e Hdp (l'attuale Rcs Mediagroup), la finanziaria che controlla il gruppo editoriale Rizzoli-Corriere della Sera. Società prive di azionisti di maggioranza ma che sono fondamentali per la permanenza nel settore finanziario.

Ma cosa lega Marchionni e Ligresti? In pratica sembrerebbe che quest'ultimo abbia ricevuto 42 milioni di euro a titolo di consulenze immobiliari. Il tutto con la benedizione dell'ex amministratore delegato Fausto Marchionni.

E proprio queste consulenze immobiliari sono finite nel mirino dell'Isvap. Infatti il 15 giugno scorso l'authority inviò al board della compagnia assicurativa una lettera nella quale chiedeva di individuare e sanzionare "eventuali responsabilità nel compimento delle operazioni contestate e, per i compensi a vario titolo corrisposti alle parti correlate, assumendo idonee iniziative per il recupero degli esborsi fatti, ove ne ricorrano i presupposti". Pena la nomina di un commissario "ad acta".

L'authority aveva fissato una scadenza inderogabile per le indagini: quindici giorni. Dopodiché, se il board della compagnia assicurativa non avesse ancora avviato serie indagini sulla gestione Ligresti, allora, a norma dell'art.229 del codice delle assicurazioni, sarebbe stato nominato un commissario ad acta che avrebbe compiuto "gli atti necessari per rendere la gestione dell'impresa di assicurazione conforme a legge".

Comunque la fusione con Unipol sembrerebbe destinata ad andare avanti ugualmente (come del resto aveva già precisato l'ad di Unicredit Federico Ghizzoni), complice anche le valutazioni dell'advisor Goldman Sachs.

Infatti la banca ha confrontato l'offerta messa in campo dalle due holding Sator e Palladio, con quella prospetta da Unipol, e ha ritenuto quest'ultima la migliore.

Ricordiamo che Sator e Palladio hanno presentato un piano che prevede l'iniezione di 800 milioni di euro nella holding Premafin, di cui 400 milioni a carico dei due fondi.

Ma a fermare (almeno per il momento) il "matrimonio" tra Unipol e Fondiaria Sai ci ha pensato Alessandro Della Chà. Sicuramente questo nome ai più non dirà niente, ma è una pedina fondamentale in questa trattativa.

E il motivo lo spieghiamo subito: Alessandro Della Chà è il custode giudiziale dei fondi off-shore dove è depositato il 20% del capitale di Premafin (riconducibile ai Ligresti).

Il 27 giugno scorso ha inviato una lettera al cda della holding chiedendo un'assemblea straordinaria al fine di fermare la ricapitalizzazione da 440 milioni riservata a Unipol.  Ma ha anche chiesto di confrontare l'offerta Unipol, con quella presentata da Sator e Palladio.

Ed in attesa dell'assemblea, il custode giudiziale ha consigliato di non procedere alla fusione con Unipol.

Se le richieste fossero accolte, l'aumento di capitale di Premafin (e, a cascata, quelli di Unipol e Fonsai) non potrebbe più essere eseguito nel mese di luglio. Dunque il tutto verrebbe rinviato a settembre.

Ma questa è una circostanza che allo stato attuale non dovrebbe accadere, poiché a partecipare agli aumenti di capitale c'è un consorzio di garanzia formato da otto banche (Mediobanca, Barclays, Credit Suisse , Deutsche Bank, Morgan Stanley, Nomura, Ubs e UniCredit CIB) messo in piedi dalla stessa Mediobanca.

Gli istituti di credito su menzionati hanno posto come termine ultimo per gli aumenti di capitale previsti il mese di luglio. In caso contrario sono pronti a riprendersi le azioni Fonsai sottoscritte a garanzia dei crediti che hanno erogato a Premafin. Se giungessero a tanto e dessero seguito alla minaccia la rinegoziazione dei debiti sarebbe revocata e la società fallirebbe.

A questo punto il sì di Mediobanca e degli altri istituti coinvolti potrebbe arrivare giovedì prossimo. E probabilmente il via libera sarà condizionato al chiarimento in Premafin e al via libera definitivo da parte della Consob.

Cosa avrà deciso il board di Premafin sulla sospensione degli aumenti di capitale? In un comunicato ha fatto sapere che in merito alla richiesta di convocazione urgente del custode giudiziale di un'assemblea straordinaria con ordine del giorno "il riesame ed eventuale revoca della delibera di aumento di capitale assunta dall'assemblea straordinaria di Premafin Finanziaria in data 12 giugno 2012", il Consiglio "ha deciso di procedere senza indugio alla convocazione dell´assemblea avente ad oggetto esclusivamente la revoca della delibera del 12 giugno, dando mandato al presidente e al direttore generale per stabilire la data dell'assemblea".

Inoltre il cda ha chiarito che l'aumento di capitale deliberato dall'assemblea Premafin riservato a Unipol si farà al "verificarsi delle condizioni sospensive previste dall'accordo con la compagnia bolognese e successive integrazioni". 

Infine sarà valutata l'offerta presentata da Sator e Palladio, che rimarrà comunque "subordinata alla mancata esecuzione dell'accordo con Unipol per fatti non imputabili a Premafin".

Insomma è evidente che nella trattativa Unipol-Fonsai ci sono delle notevoli difficoltà, e l'esito sarà tutt'altro che scontato.

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Ligresti sotto tiro: il cda di Fonsai valuta azione risarcitoria. Il matrimonio con Unipol è a riscio?
(Foto: Reuters / Paolo Bona)
Immagine d"archivio di un passante in Piazza Affari a Milano
© International Business Times: riproduzione permessa purché sia citata la fonte
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