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Di Gianluca Iozzi | 03.07.2012 19:07 CEST

 

Strada in salita per il governo con la spending review. Proprio oggi il premier Mario Monti ha fatto sapere che nel corso del 2012 serviranno ben più dei 4,2 miliardi annunciati ad aprile.

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E da dove verranno presi questi 4,2 miliardi? Intanto ci sarà una riduzione del 10% dei pubblici dipendenti tuttora in servizio, e del 20% dell'organico dei dirigenti della P.A.

Incontrando enti locali e parti sociali a Palazzo Chigi, Mario Monti ha assicurato che "non è una nuova manovra di finanza pubblica" ma bensì "un'operazione strutturale" per "eliminare gli sprechi senza ridurre i servizi".

Secondo fonti presenti all'incontro il premier avrebbe anche evidenziato che "per evitare che in ottobre ci sia l'aumento dell'Iva occorrono 4,2 miliardi. Si sono poi aggiunte due esigenze: il tema degli esodati, meglio qualificati come salvaguardati, e il terremoto in Emilia Romagna, Lombardia e Veneto, rendendo la cifra di 4,2 miliardi molto più alta".

Ma i tagli colpiranno anche il settore della sanità per 3-3,5 miliardi da qui al 2014, che diventano 8-8,5 miliardi se si sommano ai 5 miliardi di tagli già previsti per il prossimo biennio dalla manovra di luglio 2011.

Ma non finisce qui, poiché i tagli riguarderanno anche gli sconti sui farmaci acquistati dal Servizio sanitario nazionale.

I sindacati non ci stanno e annunciano battaglia: il segretario della Uil Luigi Angeletti ha avvertito il governo che non sarà possibile "evitare lo sciopero generale se ci saranno solo tagli lineari" come quelli annunciati sui pubblici dipendenti.

Ma su un punto Angeletti concorda con il governo: l'accorpamento delle provincie e la riduzione dei costi per gli acquisti. Ma per il leader della Uil "sono solo buone intenzioni, non dicono come lo faranno".

Il segretario della Cgil Sussana Camusso, invece ha usato toni più duri: "Abbiamo trovato un governo reticente e criptico nel dire cosa intende mettere nel provvedimento che farà venerdì. Questo ci ha preoccupato".

La Camusso ha avvisato che il sindacato sta "procedendo ad una mobilitazione unitaria, che deve continuare. Lo abbiamo detto in tempi non sospetti che pensiamo che bisogna usare anche lo sciopero generale e pensiamo il tema di quello sciopero si chiami lavoro e creazione di lavoro perché questa è la risposta di cui ha bisogno il Paese".

In apertura abbiamo detto che l'obiettivo della manovra è recuperare oltre 4,2 miliardi di euro al fine di scongiurare l'aumento dell'Iva. Ma c'è anche un altro motivo che ispira il provvedimento, e lo ha spiegato bene il viceministro all'economia Vittorio Grilli: "La decisione sulla spending review è urgente e dovrà essere portata a termine entro questa settimana, anche per l'attesa da parte di Bruxelles e in questo senso l'Italia è sempre sorvegliata speciale a livello europeo".

Dunque dobbiamo mostrare a Bruxelles che l'Italia è disposta ad onorare gli impegni presi in sede europea, pena la credibilità stessa del governo.

Comunque l'esecutivo ha disposto l'articolazione della manovra in tre fasi: la prima è stata avviata la scorsa settimana con i tagli alla presidenza del Consiglio e al Tesoro.

La seconda fase entrerà in funzione entro questa settimana attraverso la votazione del decreto. Mentre la terza e ultima fase arriverà tra qualche settimana con la riorganizzazione delle amministrazioni periferiche.

A proposito del taglio dei dipendenti pubblici, il ministro della Funzione Pubblica, Filippo Patroni Griffi, ha chiarito che la mannaia sulla Pubblica amministrazione si abbatterà solo dopo aver verificato le piante organiche.

Nello step successivo, invece "sarà possibile selezionare e modulare l'intervento attraverso la messa in mobilità per 24 mesi" dei dipendenti con l'80% dello stipendio.

E dopo la mobilità? Nel caso che i suddetti lavoratori non possano essere ricollocati, allora perderanno il posto.

Ma sembrerebbe anche che l'esecutivo stia valutando il processo di uscita dalla pubblica amministrazione attraverso deroghe ai nuovi requisiti pensionistici previsti dalla riforma del ministro Elsa Fornero.

Comunque le reazioni negative al decreto non provengono solo dal mondo sindacale, ma anche dal mondo politico.  Il presidente della Regione Lombardia Roberto Formigoni ha espresso forte preoccupazione poiché  non ha ricevuto "risposte tranquillizzanti  soprattutto sul fronte sanità e trasporto pubblico locale"

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Mario Monti
(Foto: reuters.com / )
Mario Monti
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