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Di Dario Saltari | 05.07.2012 13:11 CEST

La crisi europea del debito non sta solo costringendo la popolazione del vecchio continente ad immensi sacrifici attraverso durissime misure d'austerità ma sta anche erodendo la capacità dell'Europa (e quindi anche degli Stati Uniti) di esercitare una certa influenza politica su molti dei paesi maggiormente in difficoltà. Di questo vuoto di potere ne stanno approfittando alcuni stati, come Russia, Cina e Turchia, più dinamici economicamente e con una politica estera più aggressiva. Tra questi, chi ha maggiori interessi sull'Europa è proprio Mosca.

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La Russia, ormai tornata a livello di superpotenza mondiale dopo il crollo dell'Unione Sovietica, sfruttando la comune fede ortodossa sta infatti cercando di esercitare un'influenza sempre più pressante non solo su alcuni paesi europei in crisi come la Grecia e Cipro ma anche su paesi non ancora entrati a far parte del club di Bruxelles come, ad esempio, la Serbia.

Atene, ormai trascinata dall'Europa all'interno di un baratro economico e politico, sta guardando con sempre maggiore interesse a Mosca che, dal canto suo, è attratta pesantemente dalle ricchezze elleniche del sottosuolo. La Grecia, infatti, sembrerebbe essere molto ricca di giacimenti petroliferi e gasieri facilmente sfruttabili dalla dinamica industria russa dell'energia. Si è stimato, infatti, che il fondale marino del Mar Ionio a largo delle coste elleniche occidentali abbia un potenziale estrattivo di 22 miliardi di barili di petrolio mentre sarebbe di più di 4 miliardi di barili quella del Nord Egeo.

La Grecia, inoltre, è fondamentale anche perché nodo di passaggio per molti gasdotti. Tra questi il più importante è senza dubbio il South Stream, gasdotto voluto da Putin per far arrivare energia russa in Europa passando per il Mar Nero, la Bulgaria, la Grecia e i balcani. La Gazprom, l'azienda russa che insieme ad Eni porta avanti il progetto, si è incontrata il 26 Gennaio di quest'anno, in maniera quasi profetica, con Antonis Samaras, allora solo leader di Nuova Democrazia e non ancora capo dell'esecutivo ellenico, per discutere dell'implementazione del South Stream in Grecia e delle "prospettive di approfondimento per la cooperazione greco-russa nel settore dell'energia" come si legge nel comunicato stampa della società.

Ancor più compromesso sembra essere Cipro. L'isola, storicamente dilaniata dai contrasti tra la comunità greca e quella turca, ha chiesto aiuto finanziario all'Europa per ricapitalizzare le proprie banche profondamente esposte nei confronti del debito greco. Il presidente cipriota, Demetris Christofias, che parla fluentemente russo grazie ai suoi studi giovanili in Unione Sovietica, sembra però guardare più a Mosca che a Bruxelles. L'isola, infatti, nel 2011 ha già ricevuto un pacchetto di aiuti russi da 2,5 miliardi di euro. Quest'ultimi, a differenza di quelli imposti da Bce e Fmi, non hanno nessun tipo di condizionalità se non il tasso di interesse al 4,5%. Per questo motivo Christofias ha chiesto alla fine di Giugno una seconda tranche di aiuti a Mosca da 10 miliardi di euro, ovvero la cifra che serve a Cipro per ricapitalizzare il proprio settore bancario e finanziario.

"I russi, buoni amici di Cipro, si prenderanno cura di noi" ha affermato Christofias aggiungendo che l'isola riuscirà a combinare gli aiuti finanziari europei con quelli russi. Molti analisti, però, temono che in questo modo Cipro possa divenire una base russa nel Mediterraneo. Alcuni, ad esempio, affermano che l'isola cipriota possa divenire via di transito per le armi russe dirette verso il regime siriano di Bashar al-Assad. "Girano tante favole riguardo al ruolo di Cipro nelle spedizioni in Siria" ha dichiarato Christofias. Cipro, inoltre, si trova miracolosamente vicino all'enorme bacino di gas naturale rinominato "il Leviatano". Quest'ultimo, scoperto nel Giugno del 2010, è il più grande giacimento di gas naturale scoperto negli ultimi 10 anni.

Chi ancora non fa parte della compagine europea ma ci vorrebbe entrare è la Serbia. Nonostante questo, il paese balcanico ha cambiato pesantemente il proprio atteggiamento nei confronti di Bruxelles quando, durante le ultime elezioni parlamentari, il democratico ed europeista Boris Tadic è stato sconfitto a sorpresa dal nazional-conservatore Nikolic. Quest'ultimo, nonostante le ultime rassicuranti dichiarazioni, è da sempre stato scettico nei confronti di Bruxelles preferendo l'aiuto degli storici alleati russi. Appena eletto, infatti, Nikolic è volato a Mosca dove ha incontrato il neozar Putin. "Vi garantisco che la cooperazione tra la Serbia e la Russia sarà progressiva" ha affermato Nikolic durante l'incontro "Vi assicuro che la Serbia è il partner della Russia nei Balcani". Putin, dal canto suo, ha garantito il sostegno russo alla Serbia. Sostegno che sarà anche finanziario dato che solo quest'anno Mosca fornirà a Belgrado circa 1,4 miliardi di dollari.

In cambio del sostegno russo, Nikolic ha garantito che la Serbia "non entrerà mai a far parte della Nato". Forte dell'appoggio di Mosca, inoltre, Nikolic sta già facendo marcia indietro riguardo all'entrata della Serbia all'interno dell'Ue. Il neopresidente serbo, infatti, sa che l'entrata del paese balcanico all'interno dell'Europa è condizionata dal riconoscimento del Kosovo, dichiaratosi unilateralmente indipendente nel 2008. A scanso di equivoci Nikolic, quindi, ha subito dichiarato che "il Kosovo è una parte inseparabile della Serbia". Gli stessi serbi del Kosovo sanno dell'appoggio russo. Lo scorso 5 Marzo, subito dopo la rielezione di Putin al Cremlino, infatti, migliaia di serbi sono scesi per le strade di Mitrovica, città a prevalenza serba ma facente parte del neonato stato kosovaro. Putin, infatti, si è da sempre dichiarato fortemente contrario all'indipendenza del Kosovo e, per questo motivo, le città kosovare a prevalenza serba di Zubin Potok e Zvecan lo hanno eletto cittadino onorario.

La crisi, politica prima che economica, europea e l'apparente indifferenza dell'amministrazione Obama nei confronti dell'Europa stanno quindi facendo avanzare nuovi soggetti all'interno del Vecchio Continente che, in questo modo, sta perdendo ulteriormente la sua attrattiva nei confronti dei paesi membri e non. Oltre alla Russia anche Cina e Turchia stanno approfittando della mancanza di volontà politica dell'Unione Europea che così unita, poi, non sembra.

Putin
(Foto: Reuters / Eduard Korniyenko)
Una foto del primo ministro russo, Vladimir Putin.
© International Business Times: riproduzione permessa purché sia linkata la fonte
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