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Di Angela Cinicolo | 05.07.2012 17:32 CEST

Miranda è una giornalista in carriera a Vanity Fair in cerca dello scoop del secolo che le assicuri l'attenzione del suo caporedattore. Liz è una figlia dei fiori un po' cresciuta, madre e moglie, si trascura mentre tenta di seguire la strada dell'ecologia, del pacifismo e della meditazione e non si accorge che suo marito, un documentarista intellettualoide, la tradisce. Natalie è felicemente innamorata di una donna con cui convive, ma i continui flirt con un artista per cui posa nuda mettono in dubbio la sua sessualità. Ad accomunare le tre donne ci pensa loro fratello, Ned, un ragazzone tenero e combinaguai che, dopo essere finito in prigione per aver offerto della droga a un poliziotto, chiede ospitalità alle sorelle. Scombinerà le loro vite e le loro case con il suo vortice d'infantile spontaneità.

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Presentato all'ultimo Sundance Film Festival Quell'idiota di nostro fratello è una commedia genuina ed ecologica che vanta un cast eccezionale: Paul Rudd, nei panni dello sgangherato protagonista, è accompagnato dalle colleghe Emily Mortimer, Elizabeth Banks, Zooey Deschanel e Rashida Jones. A dirigerli è Jesse Peretz, noto ai fan delle serie Girls e New Girl (con protagonista la Deschanel) mentre sua sorella Evgenia, reporter del Vanity Fair citato nel film, ha scritto la sceneggiatura a sei mani con lui e suo marito David Schisgall. A unirli in questo progetto li lega anche la professione della madre, artista, ma soprattutto, psicoterapeuta: i figli sembrano infatti costruire il quadretto domestico dei loro personaggi con la delicatezza e la determinazione di una terapia familiare di gruppo. La regia dell'uno e la scrittura dell'altra sembrano dirigere come da una poltroncina in pelle i loro pazienti con grande abilità narrativa: il film si concentra solo apparentemente sul personaggio maschile per poi allargarsi dalla sua stramba personalità alle stranezze che contraddistinguono le vite delle donne che lo circondano e che si vorrebbero normali, o almeno meno svitate. Sarà proprio Ned, un bambinone che ha un cervello da idiota, ma un cuore grande quanto una casa, a riunire tutta la famiglia nel segno della serenità, dell'autenticità e della verità.

Il tontolone che vorrebbe solo stare col suo cane e coltivare il suo orticello biodinamico diventa l'eroe in formato large del film: Paul Rudd, che passa curiosamente da A cena con un cretino a Quell'idiota di nostro fratello, si muove in maniera sgraziata come il pupazzo soffice di un elefante in una vetrina già crepata e utilizza il proprio corpo in maniera opposta al viso, su cui lavora per sottrazione. Con enorme equilibrio dà vita a un personaggio che si ama e si odia al tempo stesso diventando irriconoscibile sotto un look country da bravo ragazzo di campagna e uno sguardo costantemente imbambolato da borderline del villaggio. Con la sua incredibile performance l'attore si fa carico di un personaggio che da salvato diventa il salvatore ed è la sua funzione disfunzionale a rendere il film più mite e meno integralista dell'estate una commedia garbatamente folle. 

Quell'iodita di nostro fratello
(Foto: . / )
Una scena del film con Paul Rudd
© International Business Times: riproduzione permessa purché sia linkata la fonte
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© International Business Times: riproduzione permessa purché sia linkata la fonte

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