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Di Stefano Bellelli | 06.07.2012 10:34 CEST

Nella notte del 7 luglio si è concluso il Consiglio dei Ministri che ha redatto il decreto sulla “spending review”. Il decreto, varato intorno all'una, è stato pubblicato già oggi in Gazzetta Ufficiale, e dunque è immediatamente esecutivo. La ratifica finale del Parlamento dovrebbe arrivare in agosto.

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La “saga” della spending review non finisce però qui. Anzi, pare solo l'inizio: il premier Monti ha infatti annunciato un provvedimento «sulle agevolazioni fiscali», sulla «revisione strutturale della spesa» e sui «conti pubblici», alla luce «delle analisi effettuate dai professori Amato e Giavazzi».

I risparmi garantiti per i prossimi tre anni sono comunque già cospicui: 4 miliardi e mezzo per l'anno corrente, 10,5 per il 2013 e 11 per il 2014.

Fra i primi risultati, si nota lo sventato aumento dell'Iva: la “clausola di salvaguardia”, che avrebbe portato l'imposta al 23% in caso di mancato raggiungimento delle entrate previste, non scatterà, almeno fino al secondo semestre del 2013. L'obiettivo è quello di eliminare completamente il problema: ma secondo il viceministro Grilli, per far questo serviranno altri 6 miliardi.

Un altro importante effetto dei risparmi sarà il mancato taglio dei “mini ospedali” (le strutture con meno di 80 posti letto); anche se il ministro della Salute Balduzzi, ha tenuto a precisare che ciò non cancella la necessità di una «riorganizzazione della rete ospedaliera».

Saranno inoltre disponibili due miliardi per i terremotati dell'Emilia, mentre alcune centinaia di milioni andranno a scuole e borse di studio.

Scendendo nel dettaglio del provvedimento, si notano attese conferme e decisive innovazioni.

Presente, innanzitutto, l'annunciato taglio del pubblico impiego: meno 10% per le risorse al personale ordinario e taglio del 20% alle dirigenze. Inoltre stretta sulle ferie: il personale sarà obbligato a fruirle tutte, senza possibilità di monetizzarle. Saranno anche ottimizzati gli spazi, riducendo la metratura degli uffici e degli archivi; e i buoni pasto non potranno superare i 7 euro.

Il taglio del personale avverrà principalmente attraverso pensionamenti anticipati (per un massimo di due anni) e mobilità obbligatoria. Bloccate anche le consulenze agli ex impiegati. Infine, i Cda delle società pubbliche saranno ridotti a tre soli membri.

Manca, perché rinviato a oggi, il capitolo sui tribunali, per cui dovrebbero essere soppresse (o accorpate) circa 300 sedi fra tribunali, procure della Repubblica e sezioni distaccate.

La spesa per gli acquisti verrà indicizzata su 72 “benchmark” per altrettante categorie di merci, che permetteranno alle amministrazioni meno efficienti di allinearsi a quelle più “virtuose”. L'apparato centrale dello Stato, in più, sarà obbligato a centralizzare le spese attraverso la Consip, che organizzerà gare collettive per l'acquisto di beni.

I canoni d'affitto saranno ridotti del 15%, bloccando anche gli adeguamenti automatici; mentre sembra finalmente andato in porto il progetto di cessione di alcuni beni militari.

Alla voce “eccessi di spesa” si registra invece un taglio di 3 miliardi annui, con un dimezzamento dei fondi anche al parco auto. Soppressi inoltre alcuni enti, come l'Isvap.

Per quanto riguarda gli enti locali, il Cdm sarà chiamato entro dieci giorni a stabilire criteri per il taglio delle province, che sarà poi delegato alle stesse amministrazioni locali. Fra quest'operazione, e l'istituzione di dieci “città metropolitane” (istituto previsto dalla Costituzione ma mai attuato), si dovrebbe giungere ad un numero complessivo di 50 province (sulle attuali 110).

Saranno inoltre tagliate le erogazioni dello Stato a Regioni e Comuni, oltreché alle Province che sopravviveranno, per un risparmio di 4 miliardi all'anno dal 2013.

Si tratta dunque di un piano di risparmio incisivo, che smentisce le voci di un "ammorbidimento" dell'ultim'ora a seguito di lamentele politiche. Pare dunque che il governo abbia ripreso il carisma e l'autorità della prima ora: caratteristiche che sembravano svanite dopo il travagliato parto della riforma del lavoro.

Mario Monti
(Foto: reuters.com / )
Mario Monti
© International Business Times: riproduzione permessa purché sia linkata la fonte
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