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Di Stefano Bellelli | 07.07.2012 10:39 CEST

«Dieci chilometri in più», questo, secondo il ministro della Giustizia Paola Severino, il prezzo da pagare per la riforma delle sedi giudiziarie. «Dieci chilometri in più» per raggiungere un tribunale un po' più lontano di quello "sotto casa" cui eravamo abituati: un piccolo sacrificio, a fronte di un enorme guadagno in termini di efficienza.

Reuters
Il ministro Guardasigilli, Paola Severino.

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Il taglio, «condiviso all'unanimità» dal Consiglio dei Ministri, riguarderà quasi 1000 sedi, tra cui 37 palazzi di Giustizia, 38 procure della Repubblica, 220 sedi distaccate e 674 uffici del Giudice di Pace. Una vera scure, dunque, calata a potare i «rami secchi» del sistema giudiziario.

Il parere della Severino non è però condiviso da tutti: se si sono confermati i numeri della vigilia, infatti, ancor più si confermano le proteste da parte di avvocati, parlamentari e semplici cittadini. Emblematico il caso di Cassino, dove si è formata addirittura un'associazione ("Nessuno tocchi il tribunale") per difendere un tribunale che svolge – secondo i difensori del palazzo – un'importante funzione di contenimento dell'avanzata delle mafie, e che svolge un volume di lavoro impossibile da assorbire per l'adiacente tribunale di Frosinone.

Il caso di Cassino non è certo isolato: un altro tribunale "anti-criminalità" a rischio chiusura è quello di Lamezia Terme; mentre altri, come Castrovillari e Chiavari, sarebbero chiusi dopo aver speso fiumi di denaro pubblico per la costruzione di strutture nuove di zecca. Si tratta però di uno stretto numero di casi, per i quali non si escludono revisioni: fra la ricezione dei pareri del Csm, quelli delle commissioni Giustizia di entrambi i rami del Parlamento, e la stesura definitiva (che non vedrà la luce prima di settembre), sono infatti probabili "ripescaggi" in extremis. Purché, come sottolinea Severino, si individuino «criteri oggettivi».

Le speranze di una revisione dei tagli non si allargheranno però più di tanto: accanto a queste rare eccezioni vi sono infatti centinaia di giudici di pace che, impiegando personale pagato dai contribuenti, risolvono non più di qualche decina di pratiche all'anno; senza contare l'esempio emblematico, fatto dallo stesso ministro, di una sede distaccata che affronta «poco più di un centinaio di procedimenti, utilizzando strutture che costano ai cittadini, per le sole spese vive, circa 50 mila euro l'anno». I tagli rimarranno dunque cospicui.

Pare perciò destinata a finire l'epoca di un sistema giudiziario progettato «quando si girava con le carrozze e non con i treni ad alta velocità»; ma ciò non avverrà subito. Anche se il ministro ha infatti caldamente invitato ad accorpare immediatamente «dove c'è la possibilità», i cinque anni previsti per l'attuazione della delega lasciano prevedere un cammino lento e graduale per la riforma. Se non altro, si conferma la ripresa di coraggio di un governo non più in balìa dei capricci del Parlamento.

Il ministro Guardasigilli, Paola Severino.
(Foto: Reuters / Tony Gentile)
Il ministro Guardasigilli, Paola Severino.
© International Business Times: riproduzione permessa purché sia linkata la fonte
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