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Di Stefano Consiglio | 09.07.2012 17:02 CEST

“Uno di gennaio, due di febbraio, tre di marzo, quattro di aprile cinque di maggio, sei di giugno sette di luglio, San Firmino! A Pamplona dobbiamo andare con una calza ed un calzino”. Questo è l’inno ufficiale scandito dalle migliaia di persone accorse da tutto il mondo per la Festa di San Firmino che ogni anno riempie la città di Pamplona, capitale della regione della Navarra, di avventurieri pronti a correre attraverso un percorso di 825 metri davanti ad un gruppo di tori appositamente radunati per l’occasione.

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La tradizione vuole che il 6 luglio di ogni anno, esattamente alle 12 del mattino, dalla piazza del municipio venga effettuato il lancio del chupinazo, un razzo che annuncia l’inizio dei festeggiamenti. Centinaia di bottiglie vengono stappate dando avvio ad un raduno di piazza che durerà 9 giorni e in cui il consumo di alcol può senza dubbio essere paragonato a quello dell’Oktoberfest. La corsa dei tori inizia il giorno seguente alle 8 del mattino per poi ripetersi quotidianamente fino al 14 luglio.

Per poter partecipare all’encierro, nome con cui viene conosciuta la corsa dei tori in Spagna, non è necessario alcun requisito particolare se non aver compiuto la maggiore età. Per questo motivo ogni anno un numero elevato di partecipanti, variabile da 2.000 persone in un giorno feriale a 3.500 in un giorno festivo, si fanno trovare all’interno del percorso recintato prima dell’inizio della corsa. Esattamente alle 8 del mattino un razzo annuncia a tutti i partecipanti l’apertura dei cancelli in cui sono rinchiusi i tori. Un secondo razzo rende noto a tutti che la corsa ha avuto inizio. Questa procedura ha lo scopo di permettere l’uscita di chi avesse avuto ripensamenti dell’ultimo minuto. Una scelta che deve essere presa rapidamente dato che una volta usciti dal loro recinto, situato alla base della salita di Santo Domingo, i tori impiegano circa 4 minuti per completare il percorso raggiungendo la famosissima Plaza de Toros.

Il problema dell’encierro è che la stragrande maggioranza dei corridori sono turisti ubriachi che si cimentano in questa corsa dopo aver passato una notte in bianco all’insegna del divertimento più sfrenato. Anche gli spettatori che assistono dagli spalti non sono completamente al sicuro. Una chiara dimostrazione della pericolosità di questa strana manifestazione è stata data oggi da un grosso toro nero di 550 chili che, dopo essersi allontanato dal resto del gruppo composto da 6 tori e otto buoi, si è diretto verso la folla e ha incornato due turisti americani e un ragazzo inglese. Dall’inizio della festa di quest’anno 15 persone sono state ferite, un numero che corrisponde esattamente alle persone uccise nella corsa dei tori dal 1922 ad oggi.

Questa famosissima festa popolare, resa celebre dallo scrittore statunitense Hemingway che ne ha dato un’accurata descrizione nel suo romanzo del 1927 “Fiesta il Sole sorge ancora”, appare sicuramente più “corretta” rispetto al massacro compiuto dai picadores, dai banderilleros e dai toreri nelle corride organizzate in varie zone della Spagna e, in maniera spesso diversa, anche in Portogallo, nel sud della Francia e in alcuni Paesi dell'America latina.

La festa termina il 14 luglio a mezzanotte quando un folto gruppo di pamplonesi e turisti intonato un canto: “Povero me, povero me, che sono finite le feste di San Firmino. Povero me, povero me, che sono finite le feste di San Firmino”.
E i tori? La triste conclusione di tutta questa vicenda, è che i tori che hanno partecipato alla festa finiranno anch’essi trafitti dalla spada del matador per il divertimento di un pubblico urlante.
VIDEO

Pamplona
(Foto: Reuters / )
Un corridore travolto durante la tradizionale corsa dei tori che si svolge a pamplona fra il 6 e il 14 luglio di ogni anno.
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