ROMA - Il neoministro dell'Economia, Vittorio Grilli, ha già chiare le idee in materia di riduzione del debito pubblico. L'impresa ardua è quella di raggiungere una diminuzione di 20 punti in appena cinque anni. "La strada praticabile è quella di garantire, con un programma pluriennale, vendite di beni pubblici per 15.20 miliardi di euro l'anno pari all'1% del PIL".
Reuters/Tony Gentile
Vittorio Grilli, chairman of the EU's Economic and Financial Committee, looks on during a news conference in Rome July 28, 2011
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La roadmap segnata da Grilli mette in gioco un rafforzamento della lotta all'evasione con il fine ultimo di ridurre il carico fiscale dei lavoratori: per il 2012 il ministro si aspetta un gettito superiore ai 10 miliardi di euro. Rimandato, per ora, il possibile aumento dell'Iva nel 2013. Questo particolare approccio, volto alla riduzione del debito pubblico con un'attenzione particolare alla tutela del cittadino, potrebbe essere la giusta via per ripristinare la fiducia nel consumatore. L'aumento delle tasse, combinato a quello dell'Iva, ha creato un vero e proprio rallentamento nei consumi. Il gettito scorso proveniente dall'Iva, sotto le attese, ne è stato la conferma: un aumento ulteriore dell'Iva porterebbe più costi (in termini di minori entrate) che benefici, in termini macroeconomici.
Quale percorso è quindi preferibile auspicare? "Io non credo alle virtù di prestiti forzosi, la mia cultura liberale fa si che certe soluzioni non mi convincano" ha dichiarato Grilli. "La strada praticabile è quella di garantire, con un programma pluriennale, vendite di beni pubblici per 15-20 miliardi l'anno (...) già abbiamo un avanzo primario, cioè prima del pagamento degli interessi sul debito, del 5% e calcoli una crescita nominale del 3%, cioè tolta l'inflazione all'1%, vorrebbe dire ridurlo del 20% in 5 anni".
Il ministro non nasconde, poi, il risentimento per le decisioni prese da Moody's sul declassamento dell'Italia nel giorno delle aste dei Titoli di Stato. Nonostante questo, Grilli vede "una grande differenza rispetto a poco meno di un anno fa (...) la curva dei rendimenti dei nostri titoli è completamente diversa. Prima, quelli a breve erano superiori a quelli a lungo termine, segno che per l'Italia l'accesso ai mercati si stava chiudendo. Oggi accade il contrario. I tassi a breve sono più bassi di quelli a lunga. Ancora troppo elevati, però".








