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Di Stefano Consiglio | 19.07.2012 15:03 CEST

Subito dopo l’incidente dell’Enrica Lexie, che costò la vita a due pescatori indiani e costrinse Massimiliano la Torre e Salvatore Girone nel carcere di Trivandrum, le prime pagine di tutti i giornali contenevano numerosi appelli indirizzati al mondo della politica affinché si attivasse per liberare i due marò, rinchiusi prima in una sede della Polizia e poi nel carcere di Trivandrum.

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Sono passati più di 5 mesi da quando i due fucilieri del battaglione San Marco sono stati accusati di aver ucciso Gelastine e Ajesh Binki, pescatori indiani imbarcati a bordo del peschereccio St.Antony. L’importanza data dai giornali alla vicenda dei due marò è andata via via diminuendo costringendo il lettore a sfogliare molte pagine prima di poter ottenere nuove informazioni A questo punto una domanda sorge spontanea: che fine hanno fatto i nostri marò?

Cominciamo dalle buone notizie. Da circa due mesi i due militari italiani non sono più rinchiusi nel carcere di Trivandrum. Dal 30 maggio, infatti, l’Italia ha pagato una cauzione che permette ai due marò di circolare liberamente all’interno del distretto di Kochi.

Molto più allarmanti sono le informazioni che giungono dai legali dei due militari italiani, da mesi impegnati a combattere contro la magistratura indiana che sembra voler giudicare a tutti costi i due fucilieri. L’atteggiamento ostile dei giudici di Kollam è stato dimostrato con chiarezza quando due giorni fa il tribunale ha respinto la richiesta della difesa di tradurre in italiano il fascicolo contenente i capi d’imputazione. Una decisione che è stata motivata richiamando l’assenza di una simile misura all’interno del codice di procedura penale indiano.

Nel frattempo anche la Corte Suprema di Nuova Delhi è intervenuta sulla questione dei due marò, rinviando all’8 agosto l’udienza in cui dovrà pronunciarsi sul ricorso con cui i legali dei due militari hanno contestato la giurisdizione della magistratura indiana, richiedendo l’applicazione del diritto internazionale. Ciò che ha fatto più discutere i legali italiani è stata la mancata pronuncia della Suprema Corte sull’istanza con cui veniva richiesta la sospensione del procedimento in corso in attesa della pronuncia sulla giurisdizione.

Il futuro dei due marò sembra essere appeso ad un filo sottile pronto ad essere reciso dalla magistratura indiana. Di tutta questa vicenda forse ciò che più ha fatto arrabbiare molti italiani è stato il diverso atteggiamento assunto dagli americani, quando lunedì scorso un gruppo di marines di stanza a Dubai ha aperto il fuoco contro un peschereccio indiano uccidendo un membro dell’equipaggio e ferendone altri tre.

L’amministrazione Usa, pur mostrandosi disponibile all’apertura di un’inchiesta sull’accaduto, non ha pensato neanche per un momento di consegnare i propri soldati in mano agli indiani o alle autorità di Dubai.

A questo punto viene da chiedersi: quali errori hanno condotto all’arresto dei due marò? Quali scelte sbagliate hanno costretto per mesi la petroliera Enrica Lexie a rimanere ancorata nel porto di Kochi? Forse lo sbaglio più grande commesso dagli italiani è stato quello di comportarsi secondo buona fede, di credere nella possibilità di risolvere pacificamente il tragico incidente che aveva portato alla morte dei due pescatori, collaborando con le autorità dello Stato del Kerala.

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India, caso due marò
(Foto: Reuters / )
Salvatore Latorre e Massimiliano Girone, i due marò sotto custodia delle autorità indiane durante un trasferimento presso la corte di Kollam
© International Business Times: riproduzione permessa purché sia linkata la fonte
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