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Di Angela Cinicolo | 20.07.2012 20:05 CEST

Segue la tradizione più recente dei mashup il film diretto dal kazako Timur Bekmambetov e prodotto da Tim Burton: macina nella narrazione gli avvenimenti e le lezioni storiche mentre s'ispira allo stile visivo degli horror spettacolari in 3D e al ritmo accelerato delle serie tv sui vampiri in cui gli eroi sembrano dei ninja. Il presidente americano Abraham Lincoln che va a caccia di creature demoniache, afferra la sua ascia da boscaiolo e, da perfetto protagonista della lotta contro il male inumano ma non solo, estirpa il suolo americano da un'intera generazione di succhiasangue. Deporrà l'arma, inizialmente impugnata per fare vendetta, solo per usare la parola e radicare il messaggio pacifista all'alba della guerra di secessione.

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Di Abraham Lincoln, il 16esimo presidente degli Stati Uniti, si sono raccontate tante storie: descritto come un uomo bonario e flemmatico, avvocato dal temperamento calmo e misurato, agguerrito antischivista, fu candidato dai repubblicani nel 1860 e giurò sulla Bibbia di difendere la Costituzione degli Stati Uniti, un mese dopo il suo insediamento lottò con gli unionisti nella Guerra civile mentre nel taschino aveva un misterioso orologio d'oro. La leggenda, a cui si riferisce la versione italiana del titolo (Abraham Lincoln: Vampire Hunter), si combina alla storia, la fantasia aggiunge ai dati e ai fatti un alone evanescente e meno tattile. Il film risponde allora esattamente alla chiarezza storiografica e alla chiarezza immaginifica calando per la prima volta al cinema un presidente americano in una versione indubbiamente inedita.

Adattamento dell'omonimo romanzo di Seth Grahame-Smith, già popolare autore del curioso "Orgoglio, pregiudizio e zombie" e sceneggiatore dell'ultimo Dark Shadows di Burton, La leggenda del cacciatore di vampiri trasforma la storia in un fantastico luna park, che affida alle sequenze adrenaliniche di una fattura tecnica sorprendente (come la straordinaria scena della lotta in sella ai cavalli) la riuscita dell'intrattenimento. E assegna alle capacità interpretative dei suoi protagonisti la manovra sui binari imprecisi di genere: Benjamin Walker dà vita a un Lincoln turbato nella psicologia e imponente nel fisico che si divide tra la luce del suo insito senso della giustizia e l'oscurità della vendetta familiare, tra le gioie di una famiglia che placidamente mette insieme e i tormenti dell'eroe sotto copertura sempre all'erta. All'attore piuttosto sconosciuto spetta l'arduo compito di farsi portavoce di un universo di significati troppo ampio per la durata di un solo film, un piano narrativo zeppo di metafore sociali, politiche e fantastiche che è sostenuto da una creatività coraggiosa e determinata. Malgrado si faccia fatica a seguire il ritratto di un personaggio tanto granuloso, come la suggestiva fotografia ambrata rievoca, il divertimento è dietro l'angolo. Quello di un'azione dinamica e al limite del kitsch e di un umorismo giovanilistico che sappiamo già non ritroveremo nel prossimo Lincoln di Spielberg, che avrà il volto più spigoloso e segnato dell'esperto Daniel Day-Lewis

Abraham Lincoln Vampire Hunter
(Foto: 20th Century Fox / )
Un'immagine del film
© International Business Times: riproduzione permessa purché sia linkata la fonte
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