Prima della scoperta della penicillina, il primo antibiotico che avrebbe salvato migliaia di vite durante la guerra evitando le infezioni delle ferite, nel 1940 si studiavano gli effetti dei batteriofagi, una specie di virus che attaccano i batteri patogeni. Questi studi furono abbandonati con la scoperta dell'antibiotico. Oggi scoprire antibiotici efficaci diventa sempre più difficile e dispendioso vista la velocità con cui i batteri si evolvono e maturano strumenti atti a resistere al rimedio; velocità anche dovuta al largo uso del medicinale in situazioni in cui non serve (vedi raffreddore), e alla possibilità di comprarlo senza ricetta.
ibtimes.com
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Un team di scienziati australiani e statunitensi ha fatto un salto nel passato e ha rispolverato gli studi sui batteriofagi conducendo nuove ricerche i cui risultati sono stati pubblicati sulla rivista Proceedings of National Academy of Science.
Dopo una serie di studi ed esperimenti, hanno individuato nel batteriofago Lisina (PlyC) un potente killer di batteri patogeni che causano, per esempio, la polmonite, il mal di gola, la sindrome da shock tossico causata dallo streptococco. La lisina è una proteina sfruttata dai batteriofagi proprio per attaccare e uccidere i batteri. Assomiglia ad un disco volante con due teste, si può agganciare alla superficie del batterio con otto diversi sistemi di attracco, dopodiché inizia a masticare "la pelle" del batterio facendolo sgonfiare come un palloncino e quindi destinandolo alla morte.
«PlyC, nella sua forma purificata, ha dimostrato di essere cento volte più efficiente nell'uccidere alcuni batteri rispetto a qualsiasi altra lisina; persino più veloce della candeggina per uso domestico», spiega il dottor Ashley Buckle.
«Gli scienziati hanno cercato di decifrare la struttura del PlyC per oltre 40 anni. Finalmente, sapendo ciò che abbiamo visto, e come attacca i batteri, siamo di fronte a un enorme passo avanti».
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