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Di Dario Saltari | 09.08.2012 15:59 CEST

L'aumento repentino del prezzo dei generi alimentari fondamentali potrebbe portare quest'anno ad una vera e propria crisi alimentare globale. È quanto emerge da un dossier pubblicato oggi dalla Fao, l'agenzia delle Nazioni Unite per l'alimentazione e l'agricoltura.

Reuters
A farmer guides his carabao on dried and cracked farmland in San Juan town, Batangas province, south of Manila April 18, 2010. A mild dry spell brought about by the El Niño phenomenon damaged the Philippines' agriculture sector and caused power shortages due to low water levels at hydro power plants.

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Il Fao Food Price Index, ovvero l'indice della Fao per monitorare il cambiamento dei prezzi internazionali dei generi alimentari fondamentali, è aumentato del 6% a Luglio 2012 dopo tre mesi di calo. A Luglio, ad esempio, il prezzo internazionale dei cereali è aumentato su base mensile di ben il 17% sfiorando i massimi storici raggiunti nell'Aprile del 2008. A contribuire pesantemente è anche il prezzo dello zucchero (aumentato del 12% su base mensile) mentre rimangono stabili i prezzi del riso e della carne.

A fare alzare così repentinamente i prezzi sono le condizioni climatiche globali sempre più sfavorevoli. Per quanto riguarda i cereali, ad esempio, il loro prezzo è stato pesantemente influenzato dalla lunga siccità statunitense e dal peggioramento della produzione russa. Per lo zucchero, invece, hanno influito le pioggie torrenziali in Brasile. Altre preoccupazioni sono destate dal ritardo dei monsoni in India e dalla carenza d'acqua in Australia.

A pagare le conseguenze, come sempre accade, però, sono i paesi più poveri ovvero quelli che devono la propria sicurezza alimentare in gran parte alle importazioni. La Oxfam, una confederazione di diverse organizzazioni non governative che cercano di combattere la fame e la povertà, ad esempio, ha denunciato alla fine di Luglio che la crescita dei prezzi dei beni alimentari fondamentali ha provocato un'enorme crisi alimentare nella regione del Sahel, nell'Africa occidentale, che ha colpito "più di 18 milioni di persone su un'area vasta come gli Stati Uniti".

"Quante persone devono ancora soffrire e per quanto tempo ancora prima di rompere il ciclo della fame?" si chiede David MacDonald, vice direttore del programma per l'Africa Occidentale di Oxfam "Non possiamo prevenire la siccità ma possiamo prevenire le crisi alimentari".

L'effetto sui paesi in via di sviluppo delle crisi alimentari è davvero devastante, come ci insegna la storia recente. Durante l'ultima grande crisi alimentare del 2007/2008 l'aumento vertiginoso di alcuni generi alimentari fondamentali come il grano, il mais e il riso provocò un'ondata di rivolte sociali in gran parte dei paesi in via di sviluppo come Bangladesh, Camerun, Egitto, Haiti, Indonesia, Senegal e Yemen.

Anche tra il 2010 e il 2011 le gravi siccità in Russia e Cina e le inondazioni in Australia provocarono un vertiginoso aumento nel prezzo del grano con la conseguenza di far aumentare considerevolmente il prezzo del pane, il bene alimentare per eccellenza. Proprio l'aumento del prezzo del cibo e del carburante unito ad una gestione del potere e dell'economia fondamentalmente chiusa e illiberale furono alla base della cosiddetta primavera araba che colpì e continua a colpire il Nord Africa e il Medioriente.

Se pensate, però, che il problema delle crisi alimentari non possa toccare i ricchi paesi occidentali vi sbagliate di grosso. Quella che viene definita negli Stati Uniti come la grande siccità del 2012 "potrebbe produrre gravi disagi per i poveri e i disoccupati americani con risorse limitate" come nota Michael T. Klare nel suo articolo "The Hunger Wars in Our Future" sulla rivista The Nation. Lo stesso Klare evidenzia brillantemente che "la grande siccità del 2012 non è un evento isolato in una nazione chiave (gli Stati Uniti per la produzione di generi alimentari) ma piuttosto una conseguenza inevitabile del riscaldamento globale che può solo che peggiorare".

Il riscaldamento globale unito ad una gestione dell'agricoltura insostenibile e poco responsabile stanno quindi trascinando l'intero globo verso una crisi alimentare globale che unita alla crisi finanziaria potrebbe iniziare a colpire non solo i paesi in via di sviluppo ma anche le classi più deboli dei paesi avanzati. Finché continueremo ad affrontare i due argomenti, quello ambientale da quello economico, separatemente avanzeremo su una strada che ci potrebbe portare a risultati gravi se non apocalittici.

Uno studio collega il riscaldamento provocato da El Niño alle guerre civili
(Foto: Reuters / Romeo Ranoco)
A farmer guides his carabao on dried and cracked farmland in San Juan town, Batangas province, south of Manila April 18, 2010. A mild dry spell brought about by the El Niño phenomenon damaged the Philippines' agriculture sector and caused power shortages due to low water levels at hydro power plants.
© International Business Times: riproduzione permessa purché sia linkata la fonte
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