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Di Stefano Bellelli | 14.08.2012 15:24 CEST

“Comunicazioni istituzionali”. Così le ha chiamate Giovanni Favia, uno dei “volti noti” coinvolti nella faccenda che ha scosso la politica emiliana.

Giovanni Favia on Flickr
Giovanni Favia dinanzi al Consiglio regionale.

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Si tratta invece di veri e propri spazi “comprati" per apparire su tv e radio locali, anche all'interno di programmi di informazione: uno scandalo che riguarda trasversalmente Fds, Sel, Udc, Pdl e Movimento 5 stelle. Si salva solo il Pd, che per bocca del presidente del Consiglio regionale, Matteo Ricchetti, non ha esitato a definirlo un «comportamento immorale», annunciando a breve una riforma nei regolamenti per le spese dei gruppi consiliari.

La prassi è invece vissuta senza alcun problema dagli esponenti degli altri partiti; tanto che, addirittura, il consigliere Pdl Galeazzo Bignami si è fatto rilasciar fattura dall'emittente 7Gold: ben 1500 euro per “cinque ospitate”, come si legge sulla ricevuta.

Una bufera che ha travolto l'Ordine dei giornalisti, che attraverso il suo presidente nazionale Enzo Iacopino censura l'accaduto come «una vergogna» e invitando la sede regionale dell'Ordine ad adottare sanzioni contro i giornalisti “mercenari”.

Nell'occhio del ciclone sono finiti dunque nomi eccellenti, come l'ex candidato sindaco di Bologna Manes Bernardini (Lega) e il “pupillo” di Beppe Grillo, Giovanni Favia. Soprattutto su quest'ultimo si è abbattuto lo scandalo: un censore dei costumi della risma di Favia che si abbasserebbe a "pratiche da basso impero" che mal si concilierebbero con il rigore morale sostenuto dal movimento.

Lui si è difeso proprio citando le “comunicazioni istituzionali”, ovvero gli spot che in campagna elettorale vanno in onda (anche sulla Rai) a riempire buchi di palinsesto: pagare 200 euro al mese per un'ora su una tv locale non sarebbe molto diverso. Tanto più che – si difende ancora Favia – le stesse spese sono documentate e comunicate alla base.

Una dichiarazione che lascia stupiti, soprattutto dopo che il leader del Movimento, Beppe Grillo, aveva vietato categoricamente ai suoi di partecipare a talk-show e dibattiti televisivi. Ma anche qui Favia ha argomenti a difesa: «lui» ha dichiarato «ci ha sempre consigliato di non andare nelle reti nazionali, ma in quelle locali sì, per informare i cittadini su questioni concrete». Tutto a posto insomma, secondo il grillino; meno trasparenti e «immorali», invece, sarebbero i 67 mila euro spesi dal Pd nel 2011 alla voce “comunicazione”. E rincara la dose: continuerà a comprare spazi tv, dice, «fino al giorno in cui in Italia non ci sarà un'informazione libera».

Le conseguenze di questo terremoto politico sono ancora tutte da vedere: certo mieteranno più vittime fra i partiti più sensibili alla questione morale. Oltre al M5s, dunque, potrebbero esserci pesanti conseguenze anche nella Federazione della Sinistra e fra i “vendoliani”. Ma come in tutti gli scandali d'agosto, prevedibilmente, i terremoti interni ai partiti faranno cadere teste, ma senza rumore.

Giovanni Favia dinanzi al Consiglio regionale
(Foto: Giovanni Favia on Flickr / [CC BY-SA 2.0])
Giovanni Favia dinanzi al Consiglio regionale.
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