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Di Dario Saltari | 17.08.2012 12:35 CEST

"La pressione negativa sulla nostra economia è ancora grande e le difficoltà potrebbero rimanere ancora per un po'". È quanto ha affermato il primo ministro cinese, Wen Jiabao, lo scorso 15 Agosto durante una visita alla provincia costiera di Zhjiang. Effettivamente l'economia che da circa un decennio traina quella globale sta accusando i primi segni di stanchezza che potrebbero presto trasformarsi in veri e propri campanelli d'allarme.

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"Attualmente, il forte calo nelle esportazioni verso paesi dell'Unione Europea è il fattore che pesa di più sulla crescita delle esportazioni cinesi" ha affermato ieri Shen Danyang, portavoce del Ministro del Commercio. La crisi del debito europea (e la situazione economica non del tutto florida degli Stati Uniti) sta pesando come un macigno sull'economia del dragone con le importazioni del Vecchio Continente, storico volano per l'economia cinese, che continuano a stagnare. Basti pensare che solo nei primi sei mesi di quest'anno il deficit commerciale dell'Europa a 27 nei confronti della Cina si è contratto di circa 6 miliardi di euro su base annua.

Forte contrazione si è avuta anche sul fronte degli investimenti stranieri (compresi, ovviamente, quelli europei). Ieri, infatti, il Ministro del Commercio ha dichiarato che a Luglio gli investimenti diretti esteri (Ide) sono calati dell'8,7% su base annua arrivando a quota 7,58 miliardi di dollari. Nei primi sette mesi del 2012 gli Ide hanno raggiunto un valore totale di 66,67 miliardi di dollari con un calo del 3,6% su base annua. Solo quelli provenienti dal Vecchio Continente sono calati del 2,7% su base annua.

Il declino commerciale del dragone si è riflesso inevitabilmente anche sui dati sul pil. Nel secondo trimestre di quest'anno, infatti, la Cina è cresciuta "solamente" del 7,6% su base annua. Questi dati negativi hanno costretto i vertici del partito comunista cinese ad abbassare l'asticella degli obiettivi di crescita al 7,5% per quest'anno (anche se gli investitori pensano che il dato si avvicinerà di più all'8%).

Il dato è particolarmente drammatico sotto un profilo psicologico se si pensa che dal 2004 le autorità di Pechino avevano fissato il target di crescita del pil all'8% superandolo ogni volta brillantemente. Nel 2011 l'economia cinese è cresciuta, infatti, del 9,2% mentre nel 2010 del 10,4%.

Se è vero che parte della crisi cinese può essere addebbitata al turbine finanziario che sta colpendo l'Europa, le autorità cinesi, tuttavia, farebbero bene a non sottovalutare questi campanelli d'allarme. "Il trend negativo (dell'economia cinese) mostra un declino nella fiducia degli investitori stranieri per quanto riguarda le prospettive economiche cinesi" ha affermato Dariusz Kowalczyk, capo economista per la banca Credite Agricole, all'agenzia di stampa Reuters.

La Cina ha provato a correre ai ripari abbassando le riserve bancarie obbligatorie per ben tre volte dall'autunno 2011 con l'obiettivo di liberare 190 miliardi di dollari e tagliando il tasso di interesse per ben due volte. Tutte le misure prese dalle autorità di Pechino, tuttavia, non hanno sortito effetti e adesso gli investitori si aspettano che il governo tagli il tasso di interesse di altri 25 punti base.

La situazione economica cinese inizia a diventare davvero preoccupante per il resto dei paesi occidentali, in primis per gli Stati Uniti. Bisogna ricordare, infatti, che la Cina è il maggiore detentore estero di titoli del debito americano e nonostante l'economia di Pechino stia leggermente declinando, la quota di debito statunitense in mani cinesi continua ad aumentare. A Giugno, infatti, la Cina ha aumentato questa quota di 0,3 miliardi di dollari arrivando alla cifra totale di 1,1643 triliardi di dollari.

In altre parole, se si ferma la Cina che fine farà il resto dell'economia globale?

Yuan
(Foto: Reuters / )
moneta cinese
© International Business Times: riproduzione permessa purché sia citata la fonte
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