• Share
  • OkNotizie
  • 0
  • 0

Di Stefano Bellelli | 17.08.2012 16:19 CEST

È sempre scontro fra la Commissione Europea e il governo tedesco: nel mirino, ancora una volta, la Bce. La Commissione avrebbe infatti espresso l'intenzione di delegare alla Banca centrale il controllo del sistema bancario, che oggi è a carico di una Authority specifica (Eba). Il che avverrebbe con il coinvolgimento degli istituti regionali, “coordinati” centralmente dall'Eurotower.

Reuters
L'Eurotower di Francoforte, sede della Banca Centrale Europea.

Share This Story

Da non perdere

Seguici su Facebook

Cambiamento che la Germania accetterebbe di buon grado: non fosse che la Commissione avrebbe anche intenzione, con lo spostamento di competenze, di ampliare anche il raggio d'azione dei poteri di sorveglianza, estendendoli a tutte le oltre 6 mila banche d'Europa. Il che ha profondamente contrariato la maggioranza che sostiene Merkel: secondo il centrodestra tedesco, infatti, è inutile cedere all'Europa la sovranità sul controllo delle banche locali (di cui la Germania è ricca – si pensi solo alle Sparkassen, le casse di risparmio diffuse sul territorio), e la funzione di sorveglianza della Bce si dovrebbe limitare ai 25 istituti più grandi, di rilevanza transnazionale e in grado di influire rilevantemente sul “sistema”.

Per sostenere la tesi sopra citata i falchi tedeschi argomentano che un controllo esteso e capillare non sarebbe né necessario né fattibile; la Bce non può essere chiamata a sostenere i mercati in modo così estensivo (rischiando di comprare qualsiasi cosa, anche “biciclette usate”, come ha ironizzato qualcuno); e -aggiungono i diretti interessati- una scelta del genere alimenterebbe il sospetto di voler controllare centralmente il denaro tedesco, specie quello delle casse cooperative – che sostengono rilevantemente l'impresa teutonica e il consumo delle famiglie.

La proposta (che dovrebbe essere presentata nella prima decade di settembre, in tempo per l'Ecofin di Cipro) sembra dunque essere già segnata: per proposte di questo tipo, infatti, è richiesto il voto unanime di tutti i ventisette membri. Anch e se non è da escludere che la stessa Merkel, che oggi ha rinnovato la fiducia nei confronti di Mario Draghi contro gli aggressivi attacchi provenienti dalla sua stessa maggioranza, non faccia passare una linea di compromesso più morbida e conciliatrice.

Nel frattempo, invece, rientra la “minicrisi” finlandese: il ministro degli Esteri Tuomioja aveva infatti usato parole dure in mattinata, sostenendo che i funzionari locali erano preparati a scenari post-Euro. Le sue dichiarazioni, riportate dal Daily Telegraph e oggetto di una dura reazione di Bruxelles, sono state però smentite oggi dal ministro per gli Affari europei Stubb, che ha ricucito lo strappo ribadendo l'impegno finlandese a sostegno della moneta unica.

L'unica a mettere i “bastoni fra le ruote” all'Eurozona e alle sue politiche comunitarie, dunque, rimane la Germania. Da anni infatti è proprio il governo Merkel, incalzato dalle necessità elettorali, a propugnare una politica sempre meno comunitaria e sempre più gelosa della propria singolarità (si pensi al ritardo con cui si è soccorsa la Grecia, o il veto esercitato tutt'ora verso gli Eurobond). Tutto il contrario di ciò che il padre dell'Europa, il cancelliere Konrad Adenauer, avrebbe desiderato.

L'Eurotower di Francoforte, sede della Bce
(Foto: Reuters / Ralph Orlowski/Files)
L'Eurotower di Francoforte, sede della Banca Centrale Europea.
© International Business Times: riproduzione permessa purché sia linkata la fonte
  • Valuta questo articolo
  • 0
  • 0

Partecipa alla discussione

IBTimes TV

Condividi

 Media Kit
Media Kit
Strumenti
Topics
Archivi
TV
Aggiornamenti
RSS
Twitter
Facebook
Edizione Italia
Team
Contattaci