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Di Gianluca Iozzi | 21.08.2012 20:30 CEST

Il sistema Ilva si arricchisce di nuovi particolari: l'azienda oltre ad aver inquinato per anni  in barba alle norme ambientali (secondo il Tribunale del Riesame l'attività inquinante è stata possa in essere per libera scelta dei dirigenti) avrebbe anche finanziato l'arcivescovo di Taranto.

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Ma partiamo dall'inizio: il capo delle relazioni esterne dell'Ilva, Girolamo Archinà, avrebbe versato una tangente di diecimila euro all'ingegner Lorenzo Liberti, consulente della Procura.

A quale scopo sarebbe stata pagata la mazzetta? Semplice: il consulente tecnico avrebbe dovuto "addolcire" la sua relazione sul potere inquinate dell'Ilva.

L'azienda ha tentato di difendersi sostenendo che i diecimila euro erano destinati all'arcivescovo di Taranto, monsignor Benigno Papa, per finanziare la processione di Pasqua.

Tutto a posto dunque? Neanche per idea, poiché nonostante l'Ilva ha prodotto un documento nel quale Archinà, il 25 marzo 2010, chiedeva diecimila euro "da utilizzare per offerta alla Chiesa di Taranto in occasione della Santa Pasqua", i magistrati del Riesame non credono a questa versione.

Ed il motivo è semplice: ammesso e non concesso che la somma fosse destinata realmente all'arcivescovo Papa (somma consegnata poi nelle mani dell'assistente don Marco), per il Riesame appare quanto meno "anomala la circostanza che Archinà ancora prima di fissare l'appuntamento con l'arcivescovo e ancora prima di conoscere la sua disponibilità a un incontro si sia munito della provvista".

Inoltre "qualora la somma fosse effettivamente destinata a questi (don Marco ndr)" è quantomeno curioso  "il modo con il quale Archinà abbia insistito sulla richiesta urgente di approvvigionarsi di banconote di grosso taglio (...) L'appuntamento è stato preso poi il 26 marzo e ciò contrasta con il fatto che Archinà avesse chiesto con urgenza i soldi il 25".

Sul punto il nucleo operativo della finanza ha deciso di vederci chiaro e ha interrogato don Marco, che ha ammesso di aver ricevuto la "donazione". Ma in questa storia c'è qualcosa di strano: il 26 marzo 2010 alle ore 9,16 Archinà chiama don Marco per fissare un appuntamento per le 12,30 del mattino stesso.

Ma il capo delle relazioni esterne dell'Ilva quel giorno chiama anche il consulente Liberti. Guarda caso dopo questa telefonata non ci sarà più l'incontro con l'assistente dell'arcivescovo.

Semplice coincidenza? Neanche a parlarne, poiché proprio il 26 marzo è avvenuto l'incontro tra Archinà e Liberti in un autogrill (il tutto filmato dalle telecamere) nel quale quest'ultimo riceve un plico (probabilmente contenente la tangente da diecimila euro).

Ma la domanda fondamentale in tutta questa storia è: i diecimila euro sono serviti a finanziare la Santa Pasqua?  I giudici del Riesame sono arrivati alla conclusione che "i documenti depositati non offrono alcuna certezza sulla corrispondenza tra la somma contabilizzata in uscita e la sua effettiva destinazione finale".

 

 

Ilva
(Foto: Flickr / Gin Fizz)
Una immagine dell'Ilva di Taranto
© International Business Times: riproduzione permessa purché sia linkata la fonte
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