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Di Alessandro Proietti | 28.08.2012 08:08 CEST

LISBONA - Passo dopo passo, step by step, continua l'iter della troika in Europa: quest'oggi è la volta del Portogallo con il via alla quinta missione dei tecnici di Bce, Fmi e Commissione Europea. La giornata, però, rischia di essere infausta: fissato il target per il deficit sotto il 3% lo stato portoghese potrebbe avanzare, già da oggi, una richiesta di proroga dei tempi. Dal portavoce del Commissario agli affari economici Olli Rehn, Simon O'Connor, nessuna anticipazione ovviamente: "La missione si concentrerà sull'applicazione della finanziaria 2012 e sulla preparazione di quella per il 2013".

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La situazione portoghese - Dopo la proroga di un anno alla Spagna e dopo la richiesta di due dalla Grecia, il Portogallo potrebbe essere solo il prossimo di una lunga lista a chiedere deroghe. Il 2012 doveva essere l'anno del deficit al 3%, condizione necessaria per affrontare il 2013 nel modo giusto abbassando ulteriormente la soglia. Le finanze lusitane si preparano, però, a dare una brutta sorpresa: i dati ufficiosi parlano addirittura di un deficit al 6%. Target mancato e rischio deriva, dunque. Nelle prossime due settimane la troika avrà l'arduo compito di soppesare le eventuali soluzioni: varare nuove misure necessarie al rientro del deficit o concedere maggior tempo.

La salute dell'Europa - Quello che appare sempre più chiaro è che la roadmap tracciata su carta per i salvataggi si avvicina, ogni giorno di più, ad un puro esercizio di stile: le date fissate per il rientro del deficit assomigliano più ad utopie che a programmi concreti. Se mettere nero su bianco date "vicine" nel tempo riesce a calmare i mercati nei momenti di tensione, è altrettanto vero che il continuo rinegoziare e rinviare i termini fissati porta alla perdita dei benefici acquisiti in un primo momento.

L'Italia - Non gode sicuramente di migliore salute la nostra Italia. La zavorra costituita dai 1900 miliardi di euro di debito pesa, anno per anno, anche per il solo costo degli interessi da pagare. Un conto annuo di circa 85 miliardi di euro destinato a crescere con l'arrembate spread. Alla voce precedente andrà poi aggiunto il costo annuo del fiscal compact: la riduzione di un ventesimo annua costerà circa 40 miliardi di euro. Con un Pil in crescita tra il 2.5 ed il 3% questi sarebbero tutti costi gestibili: il dato di inizio Agosto, intanto, segnava un -0.7%.

Portuguese wave flags during a Socialist Party Congress in Matosinhos, near Porto April 10, 2011
(Foto: Reuters/ Miguel Vidal / )
Portugal
© International Business Times: riproduzione permessa purché sia linkata la fonte
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