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Di V.B. | 29.08.2012 09:23 CEST

Bilanci sotto chiave al Parlamento e nei palazzi delle Regioni. Entrate e uscite poco chiare, rendicontazioni fantasma per cittadini che contribuiscono alla politica ma non riescono a sapere dove vanno a finire i propri soldi. Sono 37,6 milioni i fondi girati al Senato e 36,2 quelli per la Camera. A questi vanno aggiunte tutte le sovvenzioni destinate ai gruppi regionali.

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"Tutti insieme - evidenzia Libero - sono 138 milioni di euro l'anno. E cioè il 50% in più della rata annuale 2012 dei quattro fondi che con la nuova legge finanziano i partiti italiani attraverso gli ex rimborsi elettorali".

Qualche cifra: 12.291.929 di euro per i gruppi della Sicilia, 7 milioni e 500 mila euro per quelli del Piemonte e  6 milioni tondi tondi per i gruppi della Sardegna. Il Lazio fa registrare la cifra di 5milioni e 400mila euro. Il "bottino più magro" è per i politici della Basilicata, a cui arrivano SOLO 500mila euro.

E ancora, il quotidiano scrive riferendosi -con evidenza- al sommerso o, meglio, al non dichiarato. "E' quasi impossibile avere dagli enti locali, che generalmente non pubblicano nemmeno il bilancio di funzionamento delle loro assemblee, l'entità dei trasferimenti ai gruppi consiliari. Ma, guardando i pochi casi in cui si riesce a ricostruirla, è assai più probabile che ai partiti, oltre ai 90milioni di euro di rimborsi, arrivino anche più di 200milioni di euro pagati dai cittadini, ma il cui utilizzo viene coperto da segreto".

Oltre l'ingente somma, infastidisce dunque la segretezza con cui vengono gestiti questi soldi. Nessun bilancio pubblico, nessuna rendicontazione. La trasparenza è un concetto poco chiaro alla politica italiana. Prima di ferragosto il radicale Maurizio Turco aveva chiesto alla Camera di poter accedere ai bilanci di ciascun gruppo parlamentare sui fondi pubblici. La risposta è stata un niente di fatto.

D'altronde, l'onorevole Turco sul tema del finanziamento ai partiti era stata molto chiaro: "La verità è che dopo il cosiddetto dimezzamento, il bilancio dello Stato corrisponderà ai partiti cinque volte di più di quanto era stato il finanziamento con la legge che tradì il referendum del 1993: i partiti sconfitti approvarono in fretta e furia un'altra legge e la chiamarono 'legge sui rimborsi elettorali'; in un primo momento i rimborsi costavano alla Stato 47 milioni di euro per l'intera legislatura. Ora il costo è lievitato sino a 90 milioni, la legislatura è di 5 anni quindi, se la matematica non è un'opinione, i partiti hanno quintuplicato le entrate". 

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L'aula di Montecitorio
(Foto: reuters / )
L'aula di Montecitorio
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