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Di Alessandro Proietti | 31.08.2012 09:25 CEST

JACKSON HOLE - Gli Stati Uniti non stanno bene. Se l'attenzione mediatica è costantemente puntata sul vecchio continente è solamente per il fatto che, in una guerra fra poveri, l'Europa è leggermente più grave degli States, per ora. L'economia statunitense è ben lungi dall'essere ristabilizzata e guarita completamente. La politica economica perseguita fino ad ora, sotto l'ala protettrice di Barack Obama, rischia di subire un duro stop con le future presidenziali. Mitt Romney non ha nascosto che, in caso di elezione alla White House, procederà alla sostituzione di Ben Bernanke alla scadenza del suo mandato alla guida della Federal Reserve nel 2014. I sostituti? Il nome più "caldo" e intrigante è quello di Greg Mankiw di Harvard.

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Bernanke, il personaggio - La figura di Bernanke ha vissuto momenti di gloria e attimi di buio totale. Sebbene la figura del Presidente della Fed sia tendenzialmente meno attraente per i mass media, la crisi che ha attanagliato l'economia americana ha ricavato una nicchia di notorietà, noluta, per Bernanke. Ogni decisione presa dalla Federal Reserve ha ricevuto grande attenzione da parte del pubblico, anche non addetto al settore. Bernanke si è trovato così costretto ad adattarsi alla nuova caratura della carica che ricopriva e ha trasformato i suoi interventi periodici in veri e propri messaggi alla nazione e ai mercati globali. Accusato di un eccessivo attivismo della Fed e dell'aver gonfiato a dismisura il bilancio della Banca Centrale nel tentativo di combattere la crisi, oggi Bernanke cercherà di lanciare un messaggio equilibrato ai mercati: manterrà la fermezza delle convizioni, proverà a riconquistare la fiducia persa e dichiarerà la sua prontezza all'intervenire, con ogni mezzo, per il bene dell'economia degli States.

Le armi economiche e Jackson Hole - L'incontro di Jackson Hole ha assunto, anno per anno, un'importanza cruciale per la creazione delle giuste aspettative sugli interventi della FED. Nel 2010, ad esempio, preannunciò il tanto discusso Quantitative Easing. Il personaggio Bernanke, però, pare aver capito l'importanza delle sue parole: se nel 2010 il titolo del suo discorso non lasciava presagire nessuna mossa di grande spessore ("L'outlook economico e la politica monetaria") quello di quest'anno è di tutt'altro tipo: "La politica monetaria della crisi". In caso di mancati segnali di rafforzamento della crescita economica, la Fed è pronta a scendere nuovamente in campo con le sue armi:

- un nuovo Quantitative Easing (c.d. QE3);

- taglio degli interessi pagati sulle riserve bancarie in eccesso detenute presso la Fed;

- costo del denaro vicino allo zero ben oltre la fine del 2014.

 

Le aspettative - L'incontro di oggi è dunque carico di aspettative da parte dei mercati. Ogni azione avrà la sua reazione: anche la mancanza di nuovi chiarimenti porterà pesanti ripercussioni sui mercati. L'economia USA rischia di cadere in un circolo vizioso dove tutto ciò che rientra nelle aspettative degli operatori non riuscirà a portare gli effetti desiderati. Questa è l'unica ragione per cui si continua a parlare costantemente di "armi non convenzionali" che abbiano maggior effetto su questo mercato drogato. Intanto il rischio maggiore per gli States è rappresentato dal Fiscal Cliff (si legga qui: Gli Stati Uniti rischiano la "tripla A", parola di Fitch Ratings) e anche l'economia globale risulta sofferente (Moody's: la crisi del debito europea trascina in basso le economie emergenti ). Il quadro che si prospetta, dunque, richiede a gran voce segnali forti: Ben Bernanke sta quindi preparando la sua mossa finale nella dura lotta alla crisi economica speranzoso, magari, di poter continuare il suo lavoro sotto l'ala di Mr. Obama. 

Ben Bernanke
(Foto: Reuters / )
Chairman of the Federal Reserve Ben Bernanke listens to question in Washington 2012-08-07 3:32PM
© International Business Times: riproduzione permessa purché sia linkata la fonte
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