Pakistan: Una bambina cristiana di 14 anni, affetta da sindrome di Down, rischia di essere condannata all’ergastolo per blasfemia

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Di Stefano Consiglio | 31.08.2012 18:52 CEST

Rimsha Masih, la ragazzina pakistana arrestata il 19 agosto scorso con l’accusa di blasfemia, dovrà rimanere in carcere per altri 14 giorni. Questa la decisione raggiunta oggi dai giudici di Islamabad, per concedere agli inquirenti il tempo necessario a verificare la fondatezza delle accuse mosse a Rimsha, per le quali potrebbe addirittura essere condannata all’ergastolo.

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La protagonista di questa triste vicenda giudiziaria è una ragazzina cristiana di 14 anni, affetta da sindrome di Down. La bambina, che abita in un sobborgo povero di Islamabad, è stata accusata dai vicini di aver bruciato alcune pagine del Corano, un atto per cui la legge pakistana prevede la condanna all’ergastolo. Una sorte che, per quanto crudele, sarebbe senza dubbio preferibile a quella voluta dall’imam del villaggio di Meharabadi, luogo di residenza della piccola, che insieme ad altre 175 persone aveva richiesto alla polizia la consegna della bambina, così da poterla bruciare in pubblica piazza.

L’arresto di Rimsha Masih ha riaperto una forte polemica intorno alla legislazione pakistana, che trova la sua fonte principale nella Sharia (la legge islamica).
A difesa di Rimsha si sono schierati, oltre alle diplomazie di tutto il mondo con in testa la Santa Sede, anche alcuni mussulmani. Fra di essi particolarmente significativa è la posizione assunta da Ibtisam Elahi Zaheer, leader mussulmano salafita e grande sostenitore della legge sulla blasfemia, secondo cui: “Se si appura che la ragazzina cristiana è minorenne, va rilasciata, e se le accuse sono false, i colpevoli vanno puniti. Nessuno ha il diritto di farsi giustizia da solo. La legge sulla blasfemia ha bisogno di emendamenti procedurali per evitare gli abusi”.

Le parole di questo leader del fondamentalismo mussulmano evidenziano una serie di ambiguità negli elementi su cui è fondata l’accusa di blasfemia. Secondo fonti locali non è nemmeno certo che il libro bruciato dalla piccola sia il Corano, alcuni sostengono si tratti del Noorani Qaida, un libro utilizzato per imparare l’arabo.

A questo punto una domanda sorge spontanea: per quale motivo i vicini di casa di Rimsha l’hanno denunciata per blasfemia? Forse perché volevano proteggere il simbolo più importante della loro religione, minacciato nella sua sacralità da una piccola bambina cristiana? Secondo Mario Mauro, europarlamentare del Partito popolare europeo, il motivo di quel gesto è assai più concreto: “La legge sulla blasfemia in Pakistan prevede che i beni sequestrati all’imputato possano essere assegnati come ricompensa a chi ha presentato la denuncia”. Da questa strana disposizione normativa deriva, secondo Mauro, la condizione delle comunità cristiane costrette a rimanere : “In uno stato di drammatica povertà, perché temono che se possiedono qualcosa verranno denunciati e messi in carcere da chi vuole depredarli con la connivenza delle cosiddette corti islamiche”.

Corano
(Foto: Reuters / )
Un enorme Corano, testo sacro della religione islamica.
© International Business Times: riproduzione permessa purché sia linkata la fonte
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