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Di David Pascucci | 10.09.2012 16:51 CEST

ROMA - Gianvito D'Angelo, trader professionista e formatore dal 2001, opera sui principali indici azionari, obbligazioni, materie prime e valute sui mercati americani ed europei. In un'intervista ci spiega come mai l'economia reale (variabili macro) e mercati finanziari sono, dal punto di vista dell'andamento, tra loro slegati.

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Come mai l'economia reale va male e i mercati salgono? Dal 2008 ad oggi, non è difficile percepire e constatare il non miglioramento dell'economia reale, una situazione dovuta essenzialmente ad una crisi di origine finanziaria che si è poi ripercossa sulle variabili macroeconomiche quali produttività, consumi (entrambi in calo da 3 anni a questa parte) e propensione al risparmio. Senza dubbio il quadro macroeconomico non è migliorato dalla fine del 2008 ad oggi. I mercati cosa hanno fatto?

 

Se osserviamo un grafico di un'indice azionario, possiamo vedere come il mercato sia sostanzialmente salito dalla metà del 2009 ad oggi. Questo è ancor più evidente sui mercati americani: osservando l'S&P500 è possibile notare come i livelli attuali siano sui massimi ante-crisi (aprile 2008) 
Come possiamo notare dal grafico, la situazione del Nasdaq è ancor più palese: l'attuale area di prezzo coincide con i livelli di dicembre del 2000, ben prima del crollo delle torri gemelle. Da notare che questo indice, dal 2003 in poi, è solamente salito

Questo ci fa riflettere sul presunto legame tra gli andamenti dell'economia reale e dei mercati finanziari. Il quadro macroeconomico non incide sull'operatività di un trader professionista: mentre con l'analisi macroeconomica ci si interroga sui motivi per i quali un evento accade, con l'analisi tecnica non ci si chiede il perchè di un evento, bensì lo si analizza sotto un punto di vista grafico-quantitativo.

Esempio: indipendentemente dal quadro macroeconomico, se il trader si trova davanti ad un segnale rialzista, deve comportarsi di conseguenza, ovvero comprare il mercato. Viceversa se si trova di fronte ad un segnale ribassista. 

Dall'intervista, si riesce a capire come sia differente la visione di un trader professionista rispetto ad un investitore medio. L'approccio scientifico ai mercati, consente al trader professionista una redditività continua nel tempo che permette la sopravvivenza sui mercati nel lungo periodo ed è proprio questo tipo di approccio, non solo scientifico ma anche metodologico,a fare la differenza tra il trader professionista e l'investitore medio. La mentalità che ci porta a dire "ciò che scende, prima o poi risalirà" (mentalità su piano fisico) è inefficiente sul piano dei mercati finanziari. Il cambiamento di mentalità e l'apprendimento di nuove tecniche tramite l'affiancamento in coaching di un professionista, può portare l'investitore allo svolgimento di un'attività di trading professionale e una gestione ottimale del rischio.

 

 

Livelli S
Livelli Nasdaq 2000-2012
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