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Di Alessandro Proietti | 18.09.2012 09:08 CEST

TORINO - L'evoluzione della Fiat ha subito, nel corso degli ultimi anni, un vero e proprio salto in avanti. Sergio Marchionne, amministratore delegato dal 2004, è stato un'importante pedina per la rinascita dell'azienda torinese: la creazione della nuova 500, quella della Grande Punto (auto più venduta in Italia nel biennio 2006-2007) e gli accordi con Chrysler sono stati solo alcuni dei passaggi che hanno risollevato il Gruppo Fiat dalle polveri in cui era caduta. La fiducia nell'azienda torinese era stata ripristinata anche nei confronti dei mercati: le azioni Fiat passavano dai €4 del 2005 ai €23 del 2007.

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Il buio - Nel pieno della ripresa è però giunta la tanto temuta contrazione del segmento auto. Il mercato dell'auto ha inanellato una serie di ribassi da record: parlando solo degli ultimi mesi, si è passati da un -24.42% di Giugno (dato peggiore dal 1979), passando per il -21% di Luglio fino al -20.23% dell'Agosto appena passato. Numeri tristemente impressionanti che hanno portato il mercato alla creazione di aspettative catastrofiche per il segmento automobilistico e, quindi, per la Fiat. Le previsioni sono diventate così preoccupanti da spingere lo stesso Marchionne a rilasciare dichiarazioni per gettare acqua sul fuoco e chiarire bene la situazione.

L'intervista - Nell'intervista concessa a "La Repubblica" l'Ad di Fiat prova a chiarire alcuni aspetti del futuro italiano del Gruppo Fiat. La Fiat non vuole lasciare l'Italia: "In questa situazione drammatica, io non ho parlato di esuberi, non ho proposto chiusure di stabilimenti, non ho mai detto che voglio andar via: non mollo. Mi impegno, ma non posso farlo da solo. Ci vuole un impegno dell'Italia". La simbiosi dell'azienda torinese con l'Italia (Popolo e Governi) è sempre stata ben evidente. Ora Marchionne chiede, nuovamente, aiuto agli italiani: "Non sono l'uomo nero (...) L'Italia dell'auto è precipitata in un buco di mercato senza precedenti (...) abbiamo perso di colpo quarant'anni".  Continua, poi, chiedendosi: qualcuno "Vorrebbe che la Fiat si comportasse tranquillamente come prima? O è un imbecillità pensare a questo, o è una prepotenza fuori dalla logica".

Frecciatina lanciata anche a Diego Della Valle: "Tutti parlano a cento all'ora perché Fiat è un bersaglio grosso, più delle scarpe di alta qualità e alto prezzo che compravo anch'io fino a qualche tempo fa: adesso non più. Ci sarebbe da domandarsi chi ha dato la cattedra a molti maestri d'automobile improvvisati ma significherebbe starnazzare nel pollaio più provinciale che c'è".

Il futuro - "Fiat - osserva Marchionne - sta accumulando perdite per 700 milioni in Europa e sta reggendo sui successi all'estero. Sono le due uniche cose che contano. Il progetto Fabbrica Italia era basato "su cento cose, la metà non ci sono più. Io allora puntavo su un mercato che reggeva, ed è crollato; su una riforma del mercato del lavoro, e ho più di 70 cause della Fiom. Tutto è cambiato. (...) Puoi nasconderli ma i nodi prima o poi vengono al pettine. Ecco siamo in quel momento. Io indico i nodi: parliamone".

La situazione è complessa: lo stesso Marchionne non vede nel lancio di nuovi modelli la soluzione al problema. Il caso della nuova Panda ("La miglior Panda nella storia, 800 milioni di investimenti e il mercato non la prende perché il mercato non c'è") è emblematico. L'Ad non vede miglioramenti per le vendite prima del 2014 e reputa "micidiale" investire nel 2012. 

La Fiat era risorta ed ora rischia di ricadere più in basso di quanto fosse prima. Fu vera gloria?

Sergio Marchionne
(Foto: Reuters - Giorgio Perottino / )
Fiat-Chrysler chief executive Sergio Marchionne gestures during the official presentation of the new Fiat 500L car in downtown Turin July 3, 2012.
© International Business Times: riproduzione permessa purché sia linkata la fonte
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