ROMA - Nuovo studio pubblicato per la Banca d'Italia da un pool di esperti economisti. Questa volta è stato preso in esame l'impatto dello spread su imprese e privati. Un differenziale maggiore tra Btp e Bund si traduce, ipso facto, in una stretta creditizia e/o in un peggioramento delle condizioni del credito: aumenta la selettività operata dalle banche e i finanziamenti diventano più onerosi. Secondo il paper di Bankitalia, ogni 100 bps di variazione positiva (aumento) del differenziale, con un ritardo di circa 3 mesi, le imprese pagano lo 0.50% in più sui finanziamenti e le famiglie lo 0.30% in più sui mutui.
Reuters
La sede di Bankitalia a Roma.
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Secondo il più semplice dei meccanismi di mark-up finanziario, dal 2010, le banche hanno accentuato la traslazione dei maggiori costi dello spread sui tassi applicati. "L'impatto della crisi del debito sovrano sull'attività delle banche italiane" è il titolo del lavoro pubblicato da Bankitalia riguardo questo particolare aspetto delle dinamiche finanziarie.
Gli economisti della Banca d'Italia hanno poi analizzato un aspetto della storia passata del nostro spread: senza il picco raggiunto alla fine del 2011 (con 550 punti di differenziale), ora "i tassi sarebbero stati più bassi di almeno 170 punti per i prestiti alle imprese e di 130 punti per i mutui alle famiglie".








