Quasi un anno fa, nel dicembre del 2011, il governo Monti varò il "SuperInps", un piano anti crisi previsto nel decreto salva Italia.
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Quest'ultimo ha messo insieme l'Inps, l'istituto che gestisce le pensioni dei lavoratori privati, l'Inpdap che si occupa dei dipendenti pubblici e l'Enpals, l'ente previdenziale per i lavoratori dello spettacolo.
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Ebbene, grazie a questo accorpamento il governo avrebbe fatto risparmiare alle casse statali quasi 20 milioni di euro nel 2012, per poi salire a 50 milioni nel 2013 e a 100 milioni nel 2014.
Un vero affare se solo si fossero accorti che l'Inpdap aveva (e ha tutt'ora) un disavanzo patrimoniale di 10,2 miliardi di euro.
Pare che la previsione di bilancio dell'Inps fosse fin troppo ottimistica.
Infatti, i dati non erano aggiornati poiché si basavano sulla stima del prodotto interno lordo in calo
dell'1,2%. Oggi invece, la recessione è arrivata al 2,4%.
Tutto ciò sta a significare che se l'economia italiana non produce i posti di lavoro calano e con essi anche le entrate contributive per l'Inps.
Di conseguenza, i conti in rosso dell'Inpdap non potranno essere risanati.
La causa di tale deficit è stata, da una parte la riduzione dei dipendenti pubblici e l'aumento delle spese per le pensioni, ma soprattutto il mancato pagamento dei contributi ai lavoratori dipendenti da parte delle amministrazioni centrali dello Stato.
Infatti, quest'ultime avrebbero versato solo la quota della contribuzione a carico del lavoratore (8,75%) e non quella a loro carico, che ammontava al 24,2%.
A tal proposito il Civ (Consiglio Indirizzo Vigilanza) raccomanda "una incisiva attività di vigilanza diretta ad accertare il corretto versamento dei contributi da parte delle amministrazioni pubbliche e in particolare degli enti privati".
Purtroppo però, la situazione si aggraverà ulteriormente.
Infatti, il governo ha intenzione di diminuire ben 30mila posti di lavoro nei prossimi tre anni e ciò rischia di azzerare il patrimonio dell'Inps, in rosso di quasi 9miliardi di euro.








