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Di David Pascucci | 12.10.2012 15:14 CEST

Tobin Tax, misure anti-spread e molto altro, il tutto contro la famosa "speculazione". Diciamo che in questa crisi, le due parole più usate sono state "spread" e "speculazione", e ad usarla non sono stati di certo gli esperti del settore. Spread a parte, analizziamo il termine "speculazione".

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Il termine speculazione è definito in due modi diversi da due scuole di pensiero economiche molto importanti: quella Keynesiana e quella Neoclassica.

Il pensiero Keynesiano prevede lo speculatore come un agente economico capace di capire, prima degli altri, l'andamento del mercato e così guadagnando sui movimenti dello stesso in funzione delle sue aspettative rigurardo la maggioranza degli operatori presenti nel mercato.

Secondo il pensiero neoclassico, lo speculatore è colui che si assume dei rischi elevati a fronte di una remunerazione altrettanto adeguata. Secondo questa filosofia, lo speculatore contribuisce alla liqudità del mercato e alla creazione di un prezzo efficiente.

Nei giorni nostri, specie in crisi, l'uso del termine speculatore è da attribuirsi a tutti quei soggetti che guadagnano il loro "pane" in base ai movimenti di mercato nel momento in cui la classe media (europea) non riesce a risollevarsi. Tra questi "speculatori" abbiamo traders istituzionali e non, fondi hedge e società di gestione che da sempre hanno fatto questo lavoro, ossia quello di guadagnare sulle discrepanze di prezzo tra acquisto/vendita e viceversa.

Il termine "speculatore" è divenuto un termine di uso dispregiativo nei confronti di coloro che hanno "contribuito" all'evolversi della crisi distorcendo così la visione reale dello speculatore come figura. Il problema è che la speculazione è sempre esistita nei mercati e a dir la verità quasi nessuno si comporta da investitore, neanche il vecchietto che investe i suoi risparmi nei titoli azionari.

Usare il termine "speculazione" fa bene a chi deve raccogliere consensi tra il popolo perchè "la crisi è stata causata dalla speculazione". Il vero problema, e non ce ne rendiamo conto, è che la speculazione c'è sempre stata ed è cosa di tutti i giorni: il negoziante stesso è uno speculatore, il trader (termine inglese per definire "operatori di mercato", letteralmente "commerciante") è uno speculatore così come il nonno che "investe" i suoi risparmi nel mercato azionario. Mettiamoci in testa che chi compra dei titoli ora e li rivende ad un prezzo più alto tra 1 anno (anche di più) non è da considerarsi investitore, bensì "speculatore di lungo termine". 

Ora la Tobin Tax diminuirà la "speculazione", ossia gli scambi sui mercati, recando un danno alle imprese quotate, alle Sim, alle banche (dove sono depositati i nostri soldi), ai broker e alle borse valori, il tutto per la gioia della demagogia. 

 

Trader floor
(Foto: Reuters / )
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