TOKYO - Durante il seminario annuale organizzato dal Fmi e dalla Banca del Giappone, è stato aggiunto un nuovo tassello alla disamina delle politiche di alleggerimento quantitativo.
Reuters
U.S. Federal Reserve Chairman Ben Bernanke is seen prior to the International Monetary and Financial Committee at the annual meetings of the IMF and the World Bank Group in Tokyo
2012-10-12 10:31PM
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Il Quantitative Easing, abbreviato Q.E., è divenuto il marchio di fabbrica di Ben Bernanke nella gestione delle politiche monetarie sin dallo scoppio della bolla legata ai mutui subprime. Ad ogni nuovo programma di alleggerimento, è stata immessa nuova moneta da parte della Federal Reserve, in virtù di questa veste accomodante della politica della Banca Centrale statunitense. Gli economisti sono divisi nel soppesare i pregi di questi Q.E. così come accade ora, in Europa, per i piani di austerity.
Un'importante stoccata è stata fatta da Christine Lagarde. In un contesto in cui il Fmi ha cercato di non andare contro i malumori di Brasile e Cina, Lagarde ha affermato:
"Le politiche monetarie accomodanti nei paesi avanzati sono suscettibili di alimentare i flussi di capitali volatili verso le economie emergenti. Questo potrebbe ridurre la capacità di queste economie ad assorbire potenziali vasti flussi di capitali e condurre ad un surriscaldamento, alla formazione di bolle sui prezzi di alcuni attivi e alla nascita di squilibri finanziari".
Bernanke non è stato di certo semplice spettatore durante questa critica frontale alle sue manovre. La politica accomodante messa in atto dalla Fed, specifica Bernanke, "punta a raggiungere il suo duplice mandato che è quello di favorire l'occupazione e la stabilità dei prezzi. Questa politica non solo aiuta a rafforzare la ripresa economica degli Stati Uniti ma ha l'effetto di sostenere anche l'economia globale".
"Non è affatto chiaro che le politiche accomodanti adottate dalle economie avanzate hanno come conseguenza maggiori costi sulle economie emergenti".
Il dibattito, dunque, è lungi dal concludersi con una chiara risposta. Se da un lato la provocazione del Fondo Monetario Internazionale sembra troppo volta ad assecondare i malumori dei B.R.I.C.S., dall'altra parte non sono in pochi gli economisti che criticano, da lunga data, le operazioni di alleggerimento quantitativo.








