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Di Paolo Gaspare Conforti di Lorenzo | 23.10.2012 12:13 CEST

Dagli anni '30, sino agli anni '80, negli USA (in Italia legge bancaria del 1936), di risposta alla Grande Crisi del '29, vigeva la "Legge Glass-Steagall" che mirava a introdurre misure per contenere le attività speculative da parte degli intermediari finanziari e i panici bancari. La misura prevedeva l'introduzione di una netta separazione tra attività bancaria tradizionale e attività bancaria di investimento; le due attività non potevano essere esercitate dallo stesso intermediario, avendo così la separazione tra banche commerciali e banche di investimento. La ratio di tale provvedimento era quella di evitare che il fallimento dell'intermediario comportasse altresì il fallimento della "banca tradizionale", impedendo di fatto che l'economia reale fosse direttamente esposta al pericolo di eventi negativi prettamente finanziari. Per via della successiva abrogazione (subentrando la Legge Gramm-Leach Bliley,1999) nel 2007 è accaduto proprio questo, ossia l'insolvenza nel mercato dei mutui subprime ha scatenato una crisi di liquidità che si è trasmessa immediatamente all'attività bancaria tradizionale, in quanto quest'ultima è stata commistionata all'attività di investimento, in questo caso immobiliare (Depositi e conti correnti vengono utilizzati dalle banche, quali soggetti finanziari, per operazioni speculative).

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Il 90% della moneta totale transita dalle famiglia e dalle imprese (compreso le attività criminali) verso le banche che concedendo prestiti, fidi e mutui, vedono rientrare tale moneta sotto forma di versamenti.

Dopo la crisi delle Borse, nella primavera del 2001, le famiglie hanno continuato a indebitarsi facendo leva sulla loro ricchezza, soprattutto immobiliare, e le banche hanno cominciato a speculare su tutti i titoli possibili, senza remore etiche, sino a ottenere perdite ingenti nel breve come nel medio/lungo termine. Tale attività, contestualmente alle regole di Basilea 2 e Basilea 3, ha portato a un arresto del credito per l'impresa, quindi a un indebolimento delle famiglie (disoccupazione e salari più bassi), cosicché il flusso di moneta dalle famiglie/imprese verso le banche è diminuita rispetto alle perdite realizzate con le attività speculative. La crisi di liquidità che ne è conseguito, ha trovato come "fattore-aggravante", la riduzione del valore degli immobili (post bolla speculativa) che è sconfinata nei numerosi casi di under water (quando il valore del mutuo supera quello dell'immobile).

Questa situazione ingessata, è solamente mantenuta in vita dalle massicce iniezioni di liquidità che la BCE e la FED - le due principali banche centrali - implementano nel sistema bancario, poiché diversamente si avrebbe l'implosione dell'intero sistema. L'atteggiamento delle banche centrali, nella cura del suddetto sistema monetario, a meno che sia di "supporto illimitato", consisterebbe in un costante e massiccio aiuto verso tali banche speculative, di importo complessivo mondiale equivalente a perdite pari a 4 quadrilioni di dollari e quindi, considerando un'esigenza di liquidità pari al 10%, si otterrebbe una somma pari a 400 trilioni di dollari, ossia 6-7 volte il PIL di tutto il mondo.

L'economista, Antonino Galloni, membro del comitato scientifico della Rivista di Geopolitica "Eurasia", scrive sulle pagine della rivista in merito all' "illimitatezza" del supporto delle banche centrali:  "Nel caso in cui l'appoggio delle banche centrali non sia veramente "illimitato" - e illimitato vuol dire 400 trilioni (meno qualche decina dei nostri poveri versamenti) - allora c'è da aspettarsi il crollo dell'attuale sistema: più probabile una corsa incontrollata alla liquidità che non una botta iper-inflattiva (forse, a questo punto, un male minore che rimetterebbe "in pari" i debitori).  Nel caso contrario, allora delle due l'una: o ce ne sarà un pochino (di autorizzazioni monetarie) per la ripresa (investimenti e consumi), gli ammortizzatori sociali, i redditi delle famiglie ed il credito alla produzione e, allora, il "sistema" andrà avanti proponendo un arricchimento dei ricchi (grande) e un miglioramento per il 98% della popolazione (modesto ma sufficiente); oppure la condizione del citato 98% della popolazione andrà peggiorando fino ad un limite di rottura sociale. Il problema è che per veicolare il passaggio da mezzi monetari (destinabili alla ripresa) a domanda effettiva (la ripresa è un mix di più consumi e più investimenti), occorre l'intervento o, almeno, la regia dello Stato (nazionale, federale, continentale...) mentre quelli che governano e debbono prendere decisioni sono tutti contro lo Stato da oltre trent'anni." 

 

 

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(Foto: Reuters / Danilo Krstanovic)
Un"immagine delle sette banconote euro.
© International Business Times: riproduzione permessa purché sia citata la fonte
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