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Di Gianluca Iozzi | 23.10.2012 16:13 CEST

L'Adusbef l'8 ottobre scorso tuonò contro i vertici dell'Isvap e della Consob accusandoli di mancata vigilanza sulla fusione Unipol-Fondiaria Sai (che culminerà nel 2013 in un progetto a quattro che comprende anche Premafin e Milano Assicurazioni). In particolare secondo l'associazione a difesa dei consumatori "migliaia di piccoli azionisti della Galassia Ligresti hanno subito perdite del 60 - 80 per cento dei loro investimenti a seguito delle iniziative finanziarie poste in essere per salvare Fondiaria e Sai accorpandole e progettando una acquisizione da Unipol".

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E proprio oggi la Guardia di Finanza, su ordine della Procura di Torino, ha eseguito delle perquisizioni negli uffici romani dell'Isvap, ed ha anche notificato un avviso di garanzia al presidente Giancarlo Giannini con l'accusa di concorso in falso in bilancio.

In particolare, il pm torinese Marco Gianoglio, vuole vederci chiaro su eventuali inadempimenti  o ritardi nell'esercizio dell'attività di vigilanza (relativa al periodo 2009-2011) sulla compagnia assicurativa dei Ligresti.

L'attenzione dei magistrati è rivolta a 13 operazioni immobiliari sospette effettuate proprio in quei 3 anni. In particolare l'acquisto di Atahotels, in seguito ceduta da Sinergia (la holding della famiglia Ligresti fallita all'inizio dell'estate), a Fondiaria Sai al prezzo di 25 milioni di euro.

In quell'occasione alcuni soci della compagnia assicurativa hanno cominciato a porsi domande sul perché di questa operazione, ma soprattutto sul prezzo esorbitante.

L'allora ad della compagnia Fausto Marchionni e tutto il cda nonostante il richiamo dell'Isvap tirarono dritto per la loro strada.

Ma il meglio deve ancora venire poiché  la catena alberghiera nel 2009 riportò in bilancio una perdita di 26 milioni di euro. Ma i soci hanno ritenuto eccessivo anche l'accantonamento della riserva sinistri.

In questa storia gli indagati sono Paolo, Jonella e Giulia Ligresti, figli del patron del gruppo, Salvatore; gli allora amministratori delegati Emanuele Erbetta e Fausto Marchionni, e i componenti del cda, Antonio Talarico, Massimo Pini (poi defunto) e Vincenzo La Russa.

Ma la mancata vigilanza dell'Authotity risale a ben prima del 2009, ovvero il 2003.  In precedenza  abbiamo già messo in evidenza che una relazione risalente al 12 novembre dello stesso anno e proveniente proprio dagli uffici dell'autorità indipendente, mostrava un deficit di "370 milioni per Fonsai e di 673 milioni per Premafin (controllante di Fonsai, ndr)".

L'unica soluzione per uscire dall'impasse era cercare di convincere gli azionisti a "richiedere un ulteriore intervento patrimoniale" che consentisse "alla Premafin di pervenire a un livello di capitalizzazione sufficiente, tale da ridurre l'elevato indebitamento di gruppo".

Il presidente dell'Isvap Giancarlo Giannini in quell'occasione non ritenne opportuno avviare azioni sul caso. Lo stesso copione si è ripetuto quando l'Ufficio studi dell'Authority ha evidenziato che la liquidità messa da parte da Fonsai e Milano Assicurazioni, nel periodo 2006-2007 per far fronte ad eventuali rischi era insufficiente.

Dunque qualcosa non quadra. Sarà forse una coincidenza che il figlio di Giancarlo Giannini (presidente dell'Isvap) tra il 2005 e il 2006 ha lavorato per Fonsai? E che nel cda della compagnia assicurativa siedono anche Vicenzo La Russa e Geronimo La Russa, rispettivamente fratello e figlio dell'ex ministro della difesa Ignazio La Russa?

Parallelamente alla procura di Torino sta indagando anche quella di Milano in relazione al patto occulto tra Ligresti e Mediobanca. Nel dettaglio il pm milanese Luigi Orsi sta facendo luce sui presunti benefit concessi alla famiglia Ligresti da parte di Mediobanca per ottenere il controllo di Premafin (controllante di Fondiaria Sai) e per non ostacolare la fusione (orchestrata da Mediobanca) tra Unipol e la stessa compagnia assicurativa.

 

 

 

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(Foto: REUTERS / Sukree Sukplang )
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