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Di Luca Marra | 24.10.2012 16:06 CEST

Se il primo film da regista di Massimiliano Bruno era Nessuno mi può giudicare, Viva l'Italia suo secondo lavoro dietro la macchina da presa si può parafrasare ancora col celebre ritornello della canzone della Caselli: "la verità ti fa male", ma, nell'Italia d'oggi, sarebbe un toccasana. Michele Spagnolo è un politico di lungo corso di belle parole e cattive azioni, un giorno al cospetto dell'escort di turno si sente male: i freni inibitori si danneggiano e così l'onorevole può dire tutta la verità, nient'altro che la verità, ferendo talvolta i figli e moglie ma facendo emergere le sue malefatte e la voglia di guarire da quella che definisce la sua vera malattia: la politica. Intorno al personaggio interpretato con mirabile guizzo da Michele Placido ci sono i suoi figli, Susanna attrice scarsa con "zeppola in bocca" galoppante (Ambra Angiolini), Valerio, manager grazie a papà (Alessandro Gassman) e poi Riccardo, medico e figlio ribelle (Raoul Bova). 

Rai Cinema/Lucisano
Michele Placido è l'onorevole Spagnolo, politico colpito da una malattia che lo costringe a dire solo la verità.

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Bruno, sceneggiatore anche dei Notte prima degli esami, e interprete del mitico Martellone nella fiction Boris, rompe tutto il traboccante vaso di Pandora dei mali italiani: politica marcia, meritocrazia in cancrena, donne dequalificate dal modello tv e precariato imperante, problemi descritti col riferimento della grande commedia all'italiana, quella di Monicelli e Risi.  Se dovessimo limitarci solo al personaggio principale quello di Placido e poi al Papaleo macchiettistico che fa il press agent e a un Maurizio Mattioli in formissima nel ruolo di un infermiere genuino e affettuoso, la missione cinematografica di Viva l'Italia sarebbe compiuta, ma un film non si fa di soli attori e dunque altri ingredienti narrativi sgualciscono la buona riuscita. In questo tour della "mala Italia", fatto comunque con sincerità, emergono progressivamente dei limiti come il rallentamento a tre quarti del film magari per la lunghezza insolita per un commedia, 110 minuti, ma soprattutto il voler padroneggiare due "armi" narrative di peso: la risata e l'impegno sociale, insomma la risata amara. Pur se si parla dell'attualità, il lato sociale del film non colpisce con la forza che ci si aspetta, con l'affondo che la commedia all'italiana ha lasciato in dote, e mentre questo sfievolisce Viva l'Italia funziona meglio come storia familiare, di un padre troppo poco attento con la moglie e i figli giunto al momento di pagare il conto delle sue inadempienze. Senza l'irriverenza di Boris e la convincente espressione sul lato "impegno", Viva l'Italia non passa l'esame né della risata, né dell'amaro e rimanda suo malgrado a quella schiera di pellicole italane, come ad esempio C'è chi dice no, che vogliono critica sociale, risata e ritmo non ottenendo completamente nessuna delle tre qualità.

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Viva l'Italia
(Foto: Rai Cinema/Lucisano / )
Michele Placido è l'onorevole Spagnolo, politico colpito da una malattia che lo costringe a dire solo la verità.
This article is copyrighted by International Business Times.
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