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Di Alessandro Proietti | 26.10.2012 09:31 CEST

MILANO - Giuseppe Vegas, numero uno della Consob, è sceso in campo nella tanto discussa vicenda legata alla "Tobin-tax".

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In audizione presso la commissione Finanza della Camera, il numero uno della Consob ha esternato alcuni dubbi circa l'ipotetica attuazione della tassa sulle transazioni finanziarie. "L'iniziativa della Commissione europea presenta taluni profili di criticità". Vegas spiega che se da un lato "non è in dubbio l'introduzione di questa norma", dall'altro "qualche razionalizzazione potrebbe essere adeguata".

Un primo cruciale punto legato alla Tobin-tax è quello della localizzazione degli intermediari: "Se noi riserviamo questa imposta alle transazioni che hanno oggetto titoli italiani, grazie a Monte Titoli, in qualunque posto queste transazioni avvengano, l'imposta viene percepita. Questo significa che non c'è una convenienza a spostare le transazioni dall'Italia all'estero su estero". Lo "scotto" da pagare, qualora la norma fosse strutturata in maniera diversa, sarebbe quello di incappare nell'ipotetica delocalizzazione degli intermediari con il conseguente ammanco di posti di lavoro e di entrate fiscali.

Il precedente storico della Svezia, negli anni '80, spiega Vegas, porta ad un secondo aspetto da non sottovalutare: "I rischi connessi all'introduzione della Tobin-tax potrebbero essere amplificati nel caso in cui l'Italia adottasse l'imposta in via anticipata rispetto all'entrata in vigore della direttiva europea in materia. In quel caso la disposizione, pur costituendo una sorta di normativa ponte destinata ad operare solo in via temporanea, potrebbe determinare effetti di spiazzamento, anche irreversibili, sui mercati".

Sempre secondo il numero uno di Consob, sarà poi necessario prestare attenzione ai mercati: il rischio è che una riduzione dei volumi porti ad una minore efficienza informativa e ad un'accresciuta illiquidità del mercato.

Persiste, infine, una divergenza tra il Ddl stabilità del Governo italiano, in cui si parla anche di Tobin-tax, e la proposta della Commissione europea: il caso italiano non prevede, ancora, una differenziazione delle aliquote da applicare in base allo strumento trattato. Nella configurazione attuale l'operatività mirata ai derivati verrebbe maggiormente penalizzata.

"Si potrebbero fare piccole correzioni, prevedendo una diversità di aliquota, fra grandi e piccoli investitori o a seconda dei mercati in cui si fanno le operazioni: Otc o mercati tradizionali".

La sensazione è che la norma del Ddl Stabilità legata alla Tobin Tax subirà alcune correzioni volte ad un'introduzione "più indolore" possibile nel mercato italiano onde evitare inutili, ulteriori, complicazioni in un contesto economico che tutto sembra tranne che stabile. 

Tobin-tax
(Foto: Reuters / )
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