Il concorso o "concorsone" voluto dal Ministro Profumo, i cui termini per la presentazione delle domande scadranno il 7 Novembre, ha generato tanta confusione e ancora maggiore incertezza nel già provato sistema scolastico. Molti infatti si chiedono a cosa serve bandire un concorso quando ci sono migliaia di docenti vincitori del concorso di 10 anni fa e ancora in attesa di una cattedra. Inoltre, se le ore settimanali degli insegnanti passeranno da 18 a 24, dovrebbero esserci ancora meno posti disponibili. E quindi perché il concorso?
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MIUR
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Le perplessità sono davvero molte. Se si pensa poi che i TFA - Tirocini Formativi Attivi - sono partiti praticamente contemporaneamente al concorso viene da pensare che qualche problema di pianificazione ci sia stato. Per coloro che non lo sapessero il TFA, una volta superate le selezioni, e una volta portatolo a termine, permette di venire in possesso dell'abilitazione spendibile poi per il concorso. Quindi, in pratica, il TFA è un concorso per prepararsi a partecipare al concorso.
Partecipare alla prove preselettive del TFA costa 100 euro; una volta superate le prove preselettive si deve superare uno scritto e successivamente un orale. Dopodichè si frequenterà un corso annuale dal costo di 2500 euro (ma varia a seconda delle Università) che conferirà al discente l'abilitazione all'insegnamento. Una volta che si è venuti in possesso dell'abilitazione si potrà quindi partecipare al concorso sottoponendosi nuovamente a: prova preselettiva, scritto ed orale. Insomma diventare un insegnante oggi in Italia sembra proprio una chimera.
Si spera che questo articolato e macchinoso sistema messo in piedi non sia soltanto un'altra delle tante occasioni sprecate. Per fare questo sarebbe ad esempio opportuno permettere a chi ha frequentato il TFA di partecipare al concorso. Ma soprattutto si spera che la situazione pian piano si normalizzi e che non si venga a creare un'altra situazione come quella post concorso '2000. Insomma tutti ci auguriamo che il TFA e il "concorsone" non siano l'ennesima "cosa all'italiana", dove a rimetterci sono sempre e comunque i giovani neolaureati, che dopo aver conseguito una laurea devono nuovamente mettersi a studiare.
Sarebbe poi auspicabile implementare un sistema di valutazione dei docenti oggettivo, che permetta ai docenti più meritevoli di essere valorizzati anche economicamente. Ma anche questa è un'altra storia.
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