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Di Alessandro Proietti | 29.10.2012 09:26 CET

E' un Mario Draghi che parla a tutto tondo quello dell'intervista rilasciata al settimanale tedesco "Der Spiegel".

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E' passato un anno da quando l'ex-governatore della Banca d'Italia si è seduto sulla poltrona più ambita della Banca centrale europea. Dodici mesi che sono stati tutto tranne che di ambientamento: l'aggravarsi della crisi, il caso della Grecia, le sorti dell'euro e altri eventi che hanno segnato l'evoluzione dell'Eurozona, sono stati una lunga serie di test per il numero uno della Bce.

Le fratture interne, con la rigida posizione tedesca, hanno permesso a Draghi di mostrare la sua diplomazia; le situazioni di panico dei mercati hanno evidenziato le doti della prontezza d'intervento e della sicurezza nelle affermazioni (si ricordi la dichiarazione di Luglio a Londra: "La Bce è pronta a tutto per salvare l'euro"); le due operazioni di rifinanziamento a tre anni (LTRO), poi, hanno messo in luce una sana dose di "coraggio" nel perseverare nelle proprie scelte. In un anno Mario Draghi ha dato prova delle sue capacità, usando le frecce del proprio arco, cercando di raggiungere gli obiettivi mirati. Lungi dal rasentare la perfezione, le sue mosse, per quanto non condivisibili da tutti, hanno svelato la caratura di un uomo non facilmente impugnabile dai mercati.

Nell'intervista allo Spiegel, Draghi affronta la spinosa questione del SuperCommissario Europeo proposta da Schaeuble. Anche in questa occasione, pochi giri di parole e dritti al sodo: "Sostengo esplicitamente la proposta (...) Sarebbe intelligente se i Governi la esaminassero attentamente. Di una cosa sono sicuro, se vogliamo ristabilire la fiducia nell'Eurozona, i Paesi devono cedere a livello europeo una parte della loro sovranità". 

Ovviamente il punto sopra citato, la cessione parziale della sovranità, è il nodo cruciale da sciogliere. Quando viene fatto notare a Draghi tale rifiuto, il Presidente della Bce replica: "Molti Paesi non hanno ancora capito che hanno perduto da tempo la loro sovranità nazionale. Per il fatto di aver accumulato in passato troppi debiti, dipendono adesso dalla benevolenza dei mercati finanziari. (...) Può sembrare un paradosso ma è comunque vero, solo se i Paesi dell'euro sono disposti a condividere la loro sovranità a livello europeo, guadagneranno in sovranità". 

Draghi crede che quanto fatto fino ad ora dai paesi in difficoltà sia stato un ottimo lavoro ma, d'altro canto, "i progressi fatti ancora non bastano".

Immancabile, in conclusione, una rassicurazione per i cittadini tedeschi. La Germania, ora come ora, teme due cose: l'inflazione ed il piano di acquisto dei bonds da parte della Bce. Sul primo aspetto, il Presidente della Bce rassicura: "Siamo fermamente convinti che il tasso di inflazione nell'Eurozona scenderà l'anno prossimo sotto la soglia del 2%". Nell'intervista Draghi si lascia anche a dichiarazioni che esulano, parzialmente, dalla figura istituzionale di Presidente della Banca centrale europea:

"Ho anche una ragone di natura personale - afferma in merito alla ferrea volontà di contenere le spinte inflazionistiche - la mia famiglia perse una gran parte dei suoi risparmi a causa dell'inflazione (negli anni '70, n.d.r.). Potete dunque essere certi che non solo per motivi professionali, ma anche personali, mi impegno a garantire la stabilità dei prezzi. Quando parliamo della cultura della Bundesbank, parliamo di una cultura dell'indipendenza e della stabilità dei prezzi. Mi sento profondamente legato a questi principi".

Chiude, poi, con un "messaggio" rivolto ai tedeschi in merito all'acquisto dei bonds da parte della Bce: "Se i Governi del Sud Europa porteranno avanti la loro politica di successo delle riforme dei mesi scorsi, il contribuente tedesco realizzerà utili grazie ai nostri acquisti. Non c'è migliore protezione contro la crisi dell'euro di riforme di struttura riuscite".

Mario Draghi
(Foto: Reuters / )
European Central Bank President Draghi briefs the media after meeting German lawmakers at the lower house of parliament in Berlin.
© International Business Times: riproduzione permessa purché sia linkata la fonte
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