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Di Luca Marra | 02.11.2012 19:04 CET

Alina e Voichita hanno due visi umili, puliti, anche se il segno della sofferenza s'intravede nella semplicità del loro volto. Si sono conosciute all'orfanotrofio, si sono amate, ma poi hanno preso strade diverse: Alina ha cercato invano lavoro in Germania e Voichita è diventata suora in un monastero fra le colline guidato da un padre, capo della comunità. In un giorno di vento e nubi, Alina va a trovare Voichita nella comunità con l'intenzione di andar via con lei per vivere insieme, ma la sua amica e amante è cambiata, la fede l'ha segnata profondamente. Il cambiamento radicale di Voichita genererà una reazione in Alina tra la gelosia e l'isteria che sconvolgerà la comunità la quale crederà Alina indemoniata.

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Le protagoniste di "Oltre le colline" vincitrici exaequo come migliori interpreti femminili all'ultimo festival di Cannes: da sinistra Cosmina Stratan (Voichita) e Cristina Flutur (Alina).

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Entrambi le attrici Cristina Flutur (Alina) e Cosmina Stratan (Voichita) hanno vinto exaequo il premio come miglior attrice all'ultimo festival di Cannes e Oltre le colline di Christian Mungiu si è aggiudicato anche il riconoscimento come miglior sceneggiatura. Diciamolo subito: il rumeno Mungiu dopo la Palma d'oro per Quattro mesi, tre settimane, due giorni nel 2007, si conferma come uno dei migliori sguardi europei del cinema. Di quella tradizione di regia, dura, radicale e non spettacolare che trova sede in Lars Von Trier, Tomas Vinterberg, Susanne Bier intersecando spesso dunque, senza sposarlo, il "movimento Dogma". Oltre le colline, come nei film di questi autori, parla d'amore, comunità e religione sui binari di due contrasti: il rapporto tra una comunità frastornata dall'arrivo di un estraneo (come in Dogville e Manderlay di Von Trier), e il rapporto antagonista tra l'amore terreno delle due donne e quello spirituale che Voichita prova per Dio. Quanto questi due amori sono compatibili fra di loro? Quanto l'ortodossia lascia spazia al libero arbitrio? Un campionario di temi complessi che Mungiu indaga attentissimo a non schierarsi, a non dare risposte pure incorniciando con un taglio naturalistico, neorealista (spesso i personaggi sono pedinati dalla macchina da presa) immagini  e dialoghi molto estremi.

Se il premio alle interpreti è ampiamente giustificato perché le due attrici sono il film stesso assieme alla regia, il secondo trofeo, sulla scrittura, può far più discutere: la sceneggiatura fa trasparire la grande consapevolezza di Mungiu sul tema, la ricchezza di sfumature di tutti i personaggi ma spesso la storia, lungo i suoi 150 minuti, si arena un po' ripetendo la dinamica: isteria di Alina/tentativo di repressione da parte del prete e della comunità. Al di la di questo difetto, la regia è monumentale: uso sapiente dei fuori fuochi nei dialoghi, scene complesse specialmente nella cucina dove il regista raggruppa tutte le suore consentendo all'occhio dello spettatore di scegliere quale dei personaggi seguire e, in generale, una scelta dei punti di vista molto originale e ragionata. Oltre le colline è un film molto difficile, austero sin dai colori della bella fotografia di Oleg Mutu, il regista non concede nulla allo spettacolo al sentimentalismo facile in questa pellicola scomoda da seguire, una sensazione rincorrente quando si è davanti a un cinema lontano dal puro intrattenimento che tenta di ragionare sul mondo, sulle sue domande e mai sulle risposte che spettano, casomai, solo a chi sceglie di vedere il film.

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Oltre le colline
(Foto: Bim distribuzione / )
Le protagoniste di "Oltre le colline" vincitrici exaequo come migliori interpreti femminili all'ultimo festival di Cannes: da sinistra Cosmina Stratan (Voichita) e Cristina Flutur (Alina).
© International Business Times: riproduzione permessa purché sia linkata la fonte
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